Vorrei ringraziare l’ANPI per avermi invitato a parlare in una giornata così importante per voi e per il nostro Paese.
Spesso ci si dimentica che se noi, soprattutto noi ragazzi, possiamo parlare liberamente è grazie a qualcuno, qualcuno che ha sacrificato la propria vita per donarci un Paese libero e democratico, e questa conquista ebbe inizio poco più di 62 anni fa, quando
una parte di cittadini italiani si è decisa a combattere il nemico, che lo opprimeva e ha preteso il rispetto della propria vita e della propria dignità.
Come sappiamo non fu una cosa semplice e nemmeno priva di rischi, morirono molti uomini e donne, persone che per dei valori e per degli ideali hanno lottato e noi oggi siamo qui a ricordare proprio quelle persone.
Erano semplici cittadini, uomini e donne di diverso stato sociale, contadini, operai, impiegati, e di diversa provenienza culturale e politica, socialisti, comunisti, liberali e cattolici, tutti uniti contro la dittatura e tutti uniti per la libertà. Fu la prima e grande occasione in cui gli italiani si trovarono uniti come fratelli a combattere una storia che gli aveva tolto la dignità e privato della libertà.
Dagli anziani ai ragazzi, come quelli che ricordiamo questa mattina, combatterono per il nostro Paese, nelle città e nei paesi tra le colline e le montagne bresciane. Non dobbiamo dimenticare.
Oltre a ciò nel 25 aprile si ricordano quei principi e quei valori che l’ANPI cerca di trasmettere da anni e che noi del circolo “ANPI Nuova Resistenza” cercheremo di amplificare e di portare avanti nel tempo.
La libertà sembra una cosa scontata e normale, almeno quando la si ha, ma non è stato così nel passato, non c’era la libertà di parlare, di esprimere le proprie opinioni, di fare quello che si voleva, non c’era uguaglianza tra i popoli, non c’era il rispetto per chi era di religione diversa. Anche questo non dobbiamo dimenticare.
In Italia, e così anche in Europa, c’era una situazione insostenibile, non si poteva andare avanti; migliaia di persone deportate, allontanate dal loro Paese, allontanate dalle loro famiglie e poi magari anche uccise. Raccontare, soprattutto a quei ragazzi che crescono con la televisione e con i videogiochi, si fa fatica, si fa fatica anche ad essere creduti, pensano che sia finzione oppure che non si ripresenterà più questo dramma, ma non è proprio, così dobbiamo stare allerta e fare attenzione a non tornare indietro.
Non dobbiamo nemmeno dimenticare che ancora oggi ci sono nel mondo paesi che stanno vivendo queste situazioni e che hanno bisogno di aiuto e di comprensione.
Ritornando a 62 anni fa, una parte di italiani, fortunatamente una mattina si svegliarono e decisero di combattere l’invasore spinti, come dicevo prima, da piccole cose, da cose immateriali, che non si possono toccare, ma sono straordinariamente grandi e importanti, libertà, democrazia, diritto di cittadinanza, ma prima ancora diritto alla vita.
Non possiamo dimenticare o lasciare che vada dimenticato il 25 aprile, è una giornata che deve rimanere nella coscienza di noi italiani, un caposaldo nella nostra storia e identità come cittadini e come uomini e donne, proprio come il 1 maggio e il 2 giugno. Giornate che hanno segnato la storia del nostro paese e che simboleggiano delle conquiste civili che non possiamo non festeggiare con rispetto e con onore.
Mi domando se oggi saremmo in grado di ripetere quelle geste eroiche fatte dai nostri Partigiani, se saremmo capaci di sacrificare la nostra vita combattendo per dare un futuro alla nostra gente, lottando contro i nostri oppressori. Non lo so, penso che il nostro compito, in quanto cittadini italiani, sia quello di non dimenticare e di non far dimenticare che qualcuno è morto per il nostro Paese.
Grazie a tutti i partigiani italiani.
Carlo Taglietti