mercoledì, ottobre 29, 2014

Eonia rates - strategia Draghi

Sotto ho riportato le tabelle dei tassi Eonia riportate dal sito ufficiale (http://www.euribor-rates.eu/eonia.asp) e come si può vedere i tassi, ormai da circa un mese, sono negativi.
Questo si traduce semplicemente che per prestare denaro bisogna pagarlo.
Ovviamente non si rivolge alla clientela private-retail, ma alle stesse banche che per "prestare" denaro overnight alla BCE sono costrette a pagare interessi passivi alla BCE.
Chiamiamola semplicemente strategia di Draghi per poter far cassa, perchè in questo modo riesce ad ottenere cash per finanziare il salvataggio di alcuni paese europei, come l'Italia.

Negli ultimi due/tre anni la BCE ha enormemente sostenuto l'acquisto del debito pubblico dei PIIGS con le proprie riserve, ma adesso, non solo deve ricostituire le riserve, ha bisogno di nuovo cash per fare fronte ad ulteriore finanziamenti ai paese europei.
Un altro elemento da considerare è anche la necessità di coprire il fabbisogno finanziario dei paese europei nei prossimi anni, dove è prevista una crisi di liquidità anche nei paesi "forti" come la Germania.

Naturalmente bisogna anche considerare in questa analisi dei tassi, che la politica monetaria di Draghi può avere degli effetti positivi sulle imprese, visto che i tassi sono relativamente conveniente per fare investimenti.


Eonia - tables:
Current rate (by day)
10-22-20140.017%
10-21-20140.012%
10-20-2014-0.003%
10-17-2014-0.014%
10-16-2014-0.012%
10-15-2014-0.011%
10-14-2014-0.026%
10-13-2014-0.018%
10-10-2014-0.006%
10-09-2014-0.015%


Rate on first day of the month
10-01-2014-0.032%
09-01-2014-0.013%
08-01-20140.023%
07-01-20140.026%
06-02-20140.226%
05-02-20140.159%
04-01-20140.194%
03-03-20140.156%
02-03-20140.140%
01-02-20140.152%


Rate on first day of the year
01-02-20140.152%
01-01-20130.131%
01-02-20120.390%
01-03-20110.421%
01-04-20100.341%
01-02-20092.221%
01-02-20083.782%
01-02-20073.600%
01-02-20062.350%
01-03-20052.090%

martedì, ottobre 28, 2014

Il governo Renzi e l'economia

Opinione personale, ma credo che molte persone con un pò di cultura economica e privi dei paraocchi renziani, si possono rendere conto che il governo non ha un serio e vero piano economico per il paese, ma soltanto annunci propagandistici ed iniziative populiste.

L'unica cosa concreta che ha fatto sono stati i famosi 80 euro che circa 1 milioni di italiani dovranno restituirli in fase di conguaglio fiscale e altrettanti italiani dovranno pagarli tramite imposte indirette vista la mancata copertura finanziaria.
Allo stesso tempo, però, è stata una grande iniziativa propagandistica frutto forse della scuola berlusconiana.

Per il resto il governo sta latitando, in ambito economico non sta dimostrando concretamente di avere un piano effettivo di crescita per il paese.
Diciamo che è un governo molto fortunato in quanto la speculazione sui titoli di Stato è rientrata e non ci sono problemi di nuove emissioni, che questo comporta ad una minima riduzione degli interessi passivi sul debito.

Il nostro Paese avrebbe bisogno di una immediata riforma fiscale, reale e non ennesimo annuncio propagandistio, Una riforma che non significa ridurre le tasse, bensì una riforma che punta su due parti:
- rimodulazione delle aliquote garantendo la progressività del prelievo fiscale
- certezza del pagamento con relativa certezza delle pene per gli evasori

in pratica tutto il contrario di tutti gli slogan di questi anni.

domenica, ottobre 26, 2014

Deflazione

La situazione economica del nostro Paese è sempre più critica e non sta dimostrando, a livello macroeconomico, alcun segnale di ripresa.

Notizie di questi giorni è proprio la deflazione. Fenomeno economico che, oltre a trattarsi di pura macroeconomia, è anche un fenomeno molto raro.
Deflazione vuol dire praticamente che i prezzi scendono, naturalmente si riferiscono ai prezzi dei prodotti rientranti nel paniere statistico.
La loro riduzione, per certi punti di vista può essere visto come una cosa positiva visto che "diventano meno cari", ma a livello macroeconomico la loro riduzione è sinonimo di riduzione degli acquisti, della domanda sul mercato, quindi vendite e reddito disponibile.

Stiamo parlando sempre di valori statistici, ma è un segnale assolutamente negativo per un paese, soprattutto per un paese come l'Italia dove i conti pubblici non sono in ordine e un debito pubblio assolutamente fuori controllo.

Naturalmente, a seguito di una pubblicazione di un dato statistico, non è corretto prendere misure economiche, anche perché sarebbero improvvisate e con scopo una tantum, ma, almeno in questi giorni, il governo non ha avviato nemmeno una proposta d'iniziativa correttiva.
Il governo si sta dimostrando molto debole sul fronte economico, ad esclusione di messaggi propagandistici.


La disperazione sindacalista


Oggi l'Huffingtpost, scusate se ogni tanto lo prendo in considerazione, ha intitolato un articolo con "Renzi non ha il consenso del Paese", certo si trattava di uno slogan della manifestazione della CGIL che si sta svolgendo a Roma.
Intanto bisogna dire che i partecipanti della manifestazione o si trattano di impiegati della CGIL oppure della vecchia guardia della sinistra rottamata da Renzi.
Come da qualche anno a questa parte non c'è più il vero popolo, gli italiani che credono veramente nella manifestazione. Ormai una "specie" di nuova generazione di italiani (come in altri paesi europei) non credono nello strumento della manifestazione, pertanto quello che sta avvenendo a Roma è molto distante dalla realtà degli italiani.
Dire addirittura che Renzi non ha il consenso degli italiani vuol dire non riconoscere il suo 40% dei voti (discussione a parte di come li ha presi), vuole anche dire di peccare di arroganza soprattutto perchè, il sindacato, non sta considerando il ruolo di un governo, che sta tentando di cambiare il Paese, ma soprattutto non si rende conto che non ha né i numeri per fare opposizione né le ragioni.

Se per esempio si vede l'intervento di Landini da Santoro dello scorso giovedì si può capire che non ci sono gli argomenti, se non prettamente politici, per fare una manifestazione. Sicuramente molti manifestanti a Roma, come spesso accade, non sanno nemmeno perché sono lì.
Sono lì a manifestare solo per principio sindacale, ma non perché sanno cosa c'è dietro al Jobs act o alla politica economica del governo.




huffingtonpost.it/2014/10/25/manifestazione-cgil

sabato, ottobre 25, 2014

La mia generazione ha perso

È proprio vero che certe canzoni sono intergenerazionali. 
Gaber parlava della sua generazione, ma è più che veritiera  e applicabile anche per la mia generazione.
Abbiamo veramente fallito. 
Non siamo in grado di avere e realizzare dei sogni, degli obiettivi nella vita. Ci sono tanti ragazzi che non si pongono nemmeno degli obiettivi e dei sogni realizzabili, altri ragazzi che sognano l’impossibile e alla fine si accontentano di qualsiasi cosa nella vita, subendo tutte le frustrazioni del caso.

Prima ancora di parlare di che tipo di generazione siamo, cerchiamo di illustrare chi siamo. Siamo una generazione figlia, o addirittura nipote, di persone che hanno fatto sacrifici enormi per avere quel poco che sono riusciti ad avere, in un clima di ribellione e di conquista di libertà. 
Una libertà che c’era già, in parte. Si è trattata di una libertà anticonformista, e di una libertà trasgressiva e ribelle.
I cosiddetti 68ttini hanno seguito dei sogni e, nascosti a dei valori prevalentemente di sinistra, hanno “lottato”, o almeno così ne pensano, per avere maggior libertà. 
I loro figli e i loro nipoti sono cresciuti, per la maggior parte in una società in cui hanno avuto e stanno avendo tutto. 
Una società in continuo cambiamento e con un insieme di influenze, ma senza grandi lotte e con pochi e semplici valori. Non abbiamo nessuna intenzione di semplificare e di generalizzare, ma questa generazione, molti di loro, non h si sono ritrovati dei genitori con un lavoro, quindi doppio salario in casa, e al contempo poco controllo, poco tempo per i bambini, ma tanto tempo per il lavoro e per il tempo libero, per il singolo e per tutta la famiglia.

In questo modo sono cresciute due generazioni di italiani che hanno avuto quasi tutto, dalla scuola, fino ai trent’anni in alcuni casi, ai giochi. 
Una condizione economica che ha permesso di comprare quasi tutto, tutto quello che vedevano in televisione, tutto quello che sentivano il bisogno, la necessità di avere, ma anche di cose per niente necessarie, ma legate ad uno status symbol sociale.
Una generazione che ha 14 anni, hanno chiesto il motorino e gli è stato comprato. Gli stessi ragazzi a 18 anni hanno chiesto ai loro genitori la patente e l’auto e i genitori hanno comprato, chiedendo magari di andare bene a scuola o qualche promessa, come fare il bravo ragazzo o di iscriversi all'università. 
Un piccolo compromesso per avere in cambio qualcosa, un regalo.
Questo modo di crescere sicuramente non ha permesso lo sviluppo di una maturità nei ragazzi, visto che per molti di loro hanno anche “ereditato” il lavoro. 
Il figlio di un avvocato sapeva in qualche modo che sarebbe andato a fare il lavoro del padre, o comunque con i soldi del padre sapeva che non avrebbe avuto problemi nel trovare lavoro, qualora non avrebbe seguito le sue orme.
In qualche modo si è trattato di uno strano modo di creare un’elite, o di una classe sociale fatte di persone con gli stessi vizi, con gli stessi hobby e orientamenti. Ma quanti di questi hanno avuto veri stimoli e la stessa voglia di lottare per ottenere un qualcosa che gli è mancato, per ottenere qualcosa che i propri genitori non siano stati in grado di dare e di comprare? Forse veramente pochi. È cresciuta una generazione che avendo tutto o quasi, ha continuato a comprare quello che voleva, continuando a fare quello che sempre gli è stato permesso di fare: chiedere.
Chi non ha avuto a scuola dei compagni viziati che non avevano voglia di studiare e che avevano tutto? Chi non ha avuto compagni di università che andavano in aula studio con “stile”. 
Tipici ragazzi modaioli, per esempio con bicicletta semi distrutta e spettinati, solo perché rappresentava una moda, perché poi di soldi non gli mancavano? Ma soprattutto andavano in aula studio per lasciare i libri e poi andare al bar a fare colazione? Media di esami all’anno non superiore ai due. Adesso forse qualcosa meno, visto che una volta serviva almeno un esame per ottenere il rinvio per il servizio militare.

Quindi a distanza di anni l’Italia si è ritrovata con una generazione di ragazzi che non hanno effettivamente fatto sacrifici per ottenere o almeno tentare di ottenere qualcosa. Hanno sempre avuto qualcuno che hanno ottenuto o comprato per loro. 
Dei genitori che nel corso degli anni, involontariamente, hanno dato loro tutto e gli hanno tolto la grinta e la voglia di ottenere qualcosa per loro.
Una generazione che ha dato sempre per scontato un po’ tutto, la scuola, il cibo,  il divertimento, le vacanze e tanto altro.

Oggi, a parte di una piccola parte di italiani che sono cresciuto con dei valori diversi, ci sono gli immigrati che riconoscono il fatto che solo attraverso sacrifici possono crescere e diventare qualcosa di diverso.

martedì, ottobre 14, 2014

TFR - articolo di S. Patriarca -- 2

La mia proposta sul TFR è un po' diversa e non aggraverebbe nessuno, oltre al fatto che sarebbe la più semplice in assoluto, ossia erogare il TFR come una mensilità aggiuntiva, restituendo al lavoratore il suo "plusvalore" ingiustificatamente trattenuto in impresa, e negli ultimi anni presso l'INPS e fondi pensione privati.

Con la mensilità aggiuntiva ai lavoratori, i consumi ripartirebbero e permetterebbe anche di arrivare alla famosa quarta settimana, e, a discrezione degli stessi, la mensilità aggiuntiva potrebbe essere usata per fondi previdenziali o risparmio generico.

Lo Stato, allo stesso modo di come illustrato da S. Patriarca, avrebbe un introito fiscale trattandosi di reddito "ordinario", quindi IRPEF mensile.

Infine le imprese non avrebbero alcuna conseguenza, almeno quelle con un numero di dipendenti maggiore di 50, visto che già oggi si stanno privando di liquidità a favore dell'INPS piuttosto che di fondi pensione.
Nel mio caso, si avvantaggerebbero i lavoratori, l'economia nel suo complesso e lo Stato, da imposte dirette e indirette, e nessun impatto sul sistema bancario.
Verrebbe restituito ai lavoratori il loro stipendio, con una mensilità aggiuntiva oppure spalmato durante l'arco dell'anno, e potrebbero beneficiare di liquidità aggiuntiva per i loro bisogni.

Una proposta, definiamola a corollario, sarebbe quella di erogare la mensilità aggiuntiva del TFR nel periodo estivo, in modo da dare ai lavoratori liquidità per destinarla alle ferie estive stimolando in questo modo un settore labour intensive e strategico per il nostro Paese, naturalmente se fatte le ferie in Italia.

lunedì, ottobre 13, 2014

TFR - articolo di S. Patriarca -- 1

Un interessante articolo di S. Patriarca sul TFR sul sito lavoce.info, permette di fare alcune riflessioni sul TFR e sul dibattito di questi giorni proprio sul trasferimento in busta paga dello stesso.
Dopo l'ennesimo annuncio del premier, rettificato ieri dal ministro Padoan, sembrerebbe che per il trattamento ci possa essere la possibilità di dare ai lavoratori prima della fine del rapporto di lavoro oppure della pensione.
Nell'articolo si fa una proposta di erogare, tramite il prestito bancario da parte delle imprese, il TFR ai lavoratori, evitando in questo modo l'esborso annuale da parte delle imprese.

Le banche, le quali anticiperebbero la somma alle imprese, riceverebbero l'intero ammontare, da parte delle aziende alla scadenza del rapporto di lavoro, naturalmente a seguito di una remunerazione.
Questo scenario, spiegato da S. Petrarca, farebbe in modo che le imprese a costo quasi zero non sacrificherebbero la liquidità, i lavoratori verrebbero in possesso di na mensilità per metterla sul mercato come risparmio/consumo/previdenza (a loro discrezione), e lo Stato incasserebbe la quota fiscale ogni anno anziché al momento della liquidazione.

Sicuramente lo scenario illustrato dal professore non è poi cosi sbagliato, ma non lo condivido in pieno.
Come prima cosa perchè le banche dovrebbero prestare denaro alle imprese a tassi "fuori mercato", obbligando le banche di impegnare il proprio capitale a tassi bassi e non legate al rischio impresa.
La componente rischio controparte sarebbe a carico integralmente della banca e poi, in base a Basilea II/III, le banche sarebbero costrette ad accantonare fondi di riserva, quindi costi, in quanto le imprese sono o prive di rating o con un rating basso.
Mentre il rischio controparte potrebbe essere coperto da fideiussione da parte di INPS oppure associazioni di categoria, il costo del capitale in rierca sarebbe a carico della banca, pertanto non ritengo la proposta accettabile in termini pratici.


fonte: http://www.lavoce.info/tfr-in-busta-paga/