martedì, ottobre 18, 2016

Riforma Costituzionale e la nomina dei senatori

Settimana dopo settimana rimango sempre più nella mia posizione nei confronti del referendum costituzionale. 
Sono diversi i motivi che mi spingono a rimanere contrario, e per i quali sono sempre più convinto della volontà implicita della riforma di smembrare le istituzioni e la democrazia.

Come avevo anche affrontato in un altro post, la riforma viene venduta con slogan accattivanti e con il messaggio puro di voler riformare il Paese, quando in realtà si vuole dare una soluzione populista e, nascondendo i veri effetti della riforma, si vuol far credere che tutto andrà bene. 
Quindi il primo tema che mi vede contrario è proprio la proposta populista che tale maggioranza, espressione del governo più che del PD vuole introdurre.

La seconda ragione del mio dissenso è proprio legato al contenuto della riforma, in particolar modo alla volontà di togliere lentamente la democrazia, togliendo il diritto di voto delle Province, già fatto con la riforma Delrio e, fatta passare come l’abolizione delle medesime, e togliendo il diritto di voto per il Senato. 

A distanza di quasi due anni le Province esistono ancora e i costi sono ancora gli stessi, se non per una riduzione del numero dei consiglieri provinciali. 
Se per risparmiare due soldi, perché alla fine di pochi soldi pubblici stiamo parlando, dobbiamo rinunciare al diritto di voto, onestamente dico no anche alla riforma Delrio. 

In merito al Senato il presupposto è lo stesso. Sono assolutamente critico nei confronti dell’abolizione del diritto di voto per i membri del Senato. Una cosa che non posso accettare e, che non dovrebbe nemmeno partire dal Partito Democratico. 

Un vero passo indietro che non è tollerabile per coloro che credono e hanno creduto nella Costituzione, nella lotta per la democrazia da parte dei Partigiani e dei lavoratori che hanno partecipato alla costruzione e allo sviluppo della democrazia negli ultimi 60 anni.

Durante la campagna elettorale si vuole far credere che i problemi dell’Italia sono legati al bicameralismo e, con la riforma, si avrebbe una Camera che farebbe le leggi. 
Come slogan funziona moltissimo ed è anche molto forte, purtroppo non è proprio vero per una serie di ragioni, le quali sono comprensibili soltanto andando a fondo nella riforma della Costituzione. 
Un piccolo dettaglio che non proprio tutti sono disposti a farlo. 
Intanto per poter accelerare l’iter legislativo dovrebbe essere sufficiente la volontà politica nel fare le leggi, non importa se c’è una Camera oppure quattro. 
Quando c’è la volontà di fare una legge, come del resto ha dimostrato la maggioranza della legislatura corrente, ma anche nel passato con le famose leggi ad personam, l’iter era veramente breve.

Se si entra nel merito dei vari articoli, si legge che alcune materie sono anche di competenza del Senato, pertanto non c’è una vera e propria efficienza. Riconosco solo la volontà del legislatore di voler mettere dei tempi certi e di attribuire la volontà e il potere legislativo solo alla Camera dei Deputati. 
Potrei riconoscere il “buon senso” di tale modifica, ma non accetto il presupposto indicato dall'articolo 57, ossia la nomina dei senatori.


Una cosa che probabilmente sfugge a molti sostenitori del SI, oppure è proprio voluta da costoro, è che i veri Democratici non posso accettare la nomina dei senatori. Potremmo veramente avere il rischio che personaggi, che sono stati eletti a livello regionale, come il Trota piuttosto che la Minetti, diverrebbero senatori con relativa immunità e un doppio ruolo, dal quale prenderebbero doppi rimborsi e zero valore aggiunto. 

Ho dei seri dubbi che nei prossimi giorni gli italiani si metteranno veramente a leggere gli articoli e riflettano seriamente di quello che vorrebbero imporre dall'alto. Gli indecisi rimangono ancora molti e sono tanti i bigotti che falsificano la realtà con slogan.

sabato, ottobre 08, 2016

Posizione ufficiale sui Comitati referendari

Avevo già affrontato l'argomento in un post di qualche mese fa e ora posso confermare quello che era soltanto un dubbio, ossia ero e sono critico nei confronti di entrambi i comitati che si sono costiuiti e per coerenza preferisco mantenere un netto distacco da entrambi, anche del NO nonostante che riteniamo il NO un voto utile per il referendum di dicembre.

Intanto per ovvie ragioni non posso sostenere il Comitato del SI, solo per il fatto che non sono per la cancellazione della democrazia, bensì per l'attuazione e il rispetto della democrazia.
Quindi scartiamo qualsiasi sostegno, anche utilitaristico al SI.

Il Comitato del NO non sembra per niente un comitato. Intanto è composto da persone che appartengono a varie aree politiche, alle quali non mi riconosco e basano, il più delle volte, la campagna elettorale su preconcetti che non riescono nemmeno a renderli credibili.

Prima del referendum, probabilmente, scriverò qualcosa in merito alla "distruzione della democrazia" che prevede la "riforma" e sul modo ridicolo di svolgere la campagna elettorale da parte del SI, mentendo su vari concetti, ma nel frattempo, in questo post, riconosco l'impossibilità di collaborare con persone che, come purtroppo spesso accade, sfruttano l'occasione per mostrare il loro orticello piuttosto per parlare a pappagallo senza conoscere i contenuti.
Mi riferisco a certi scambi di email che ho avuto con alcuni "esponenti" del comitato, che evito solo di citarli, ma del resto non mi potevo aspettare tanto di diverso.

Pertanto, da pensatore libero, rimango nella mia posizione contraria al referendum, ma lungi da me appartenere ad un comitato.
Probabilmente il problema è solo di queste persone, ma onestamente non posso schierarmi con loro ne' in occasione del referendum ne' in occasione di qualsiasi altro evento politico. C'è veramente un abisso tra noi, di natura politico e di natura intellettuale.

Anche la mia opinione sul comitato del SI è critica perché, almeno sino ad oggi, non ho trovato persone che abbiamo capito la riforma e che ne conoscano i contenuti. Ho incontrato persone, oppure letto sui loro profili, sempre gli stessi slogan del loro capo, oppure hanno dimostrato di non essere in grado di formulare una frase sensata, e il tutto a dimostrazione che non hanno letto ne' il testo originale ne' quello nuovo della Costituzione.

Direi che lo schieramento, in entrambi, è prettamente politico a difesa della poltrona e dei propri giardinetti, che nel caso del NO, sono rappresentati da opposizione senza volontà di dialogo, mentre nel SI si tratta prevalentemente di persone con ruoli politici e che vogliono rimanere attaccati al treno renziano.

sabato, ottobre 01, 2016

Renzi vs Zagrebelsky

Ieri sera Enrico Mentana su La7 ha invitato il premier Matteo Renzi e Gustavo Zagrebelsky per discutere del referendum della riforma costituzionale.

Ho scritto qualche tweet durante la trasmissione e oggi a freddo, confermo che Renzi non ha avuto alcun problema ad affrontare Zagrebelsky, il quale ha dimostrato veramente di non riuscire a porre sul tavolo nessun punto della riforma.
In questo post voglio fare solo un breve commento sui due invitati,che hanno discusso, o almeno tentato, a riguardo la riforma costituzionale.


In generale Renzi ha dimostrato di aver studiato bene a memoria tutti gli spot, slogan elettorali e allo stesso tempo, soprattutto verso la fine della serata non è riuscito a trattenere la sua arroganza, soprattutto quando Zagrebelsky ha aperto la costituzione per leggerla...
Non posso nascondere che Renzi abbia vinto proprio perché è riuscito a rispondere rapidamente e con slogan accattivanti, indipendentemente dalla verità. E' riuscito a ribattere e interrompere qualsiasi possibile ragionamento che Zagrebelsky voleva fare, includendo anche battutine stupide tra una risposta e l'altra.

Invece Zagrebelsky si è dimostrato assolutamente incapace di gestire un dibattito politico e direi anche che non aveva studiato a memoria nessun discorso semplice, diretto e breve come appunto Renzi fa solitamente.
Si è fatto "fregare" più volte in quanto non è riuscito a concludere un ragionamento sulla costituzione e, per poter andare sul contenuto della riforma, ha dovuto leggere il testo e dopo 10 minuti circa non è riuscito nemmeno a esprimere la sua opinione.
Non posso riconoscere che sia un grande comunicatore, soprattutto in televisione, dove i tempi sono ristretti e, purtroppo, vincono gli slogan e non le lunghe discussioni.

Con questi "avversari" Renzi non avrà problemi nel vincere e non solo in questo referendum.