Settimana dopo settimana rimango sempre più nella mia
posizione nei confronti del referendum costituzionale.
Sono diversi i motivi
che mi spingono a rimanere contrario, e per i quali sono sempre più convinto della
volontà implicita della riforma di smembrare le istituzioni e la democrazia.
Come avevo anche affrontato in un altro post, la riforma
viene venduta con slogan accattivanti e con il messaggio puro di voler
riformare il Paese, quando in realtà si vuole dare una soluzione populista e,
nascondendo i veri effetti della riforma, si vuol far credere che tutto andrà bene.
Quindi il primo tema che mi vede contrario è proprio la proposta populista che
tale maggioranza, espressione del governo più che del PD vuole introdurre.
La seconda ragione del mio dissenso è proprio legato al
contenuto della riforma, in particolar modo alla volontà di togliere lentamente
la democrazia, togliendo il diritto di voto delle Province, già fatto con la
riforma Delrio e, fatta passare come l’abolizione delle medesime, e togliendo
il diritto di voto per il Senato.
A distanza di quasi due anni le Province
esistono ancora e i costi sono ancora gli stessi, se non per una riduzione del
numero dei consiglieri provinciali.
Se per risparmiare due soldi, perché alla
fine di pochi soldi pubblici stiamo parlando, dobbiamo rinunciare al diritto di
voto, onestamente dico no anche alla riforma Delrio.
In merito al Senato il
presupposto è lo stesso. Sono assolutamente critico nei confronti dell’abolizione del diritto
di voto per i membri del Senato. Una cosa che non posso accettare e, che non
dovrebbe nemmeno partire dal Partito Democratico.
Un vero passo
indietro che non è tollerabile per coloro che credono e hanno creduto nella
Costituzione, nella lotta per la democrazia da parte dei Partigiani e dei
lavoratori che hanno partecipato alla costruzione e allo sviluppo della
democrazia negli ultimi 60 anni.
Durante la campagna elettorale si vuole far credere che i
problemi dell’Italia sono legati al bicameralismo e, con la riforma, si avrebbe
una Camera che farebbe le leggi.
Come slogan funziona moltissimo ed è anche
molto forte, purtroppo non è proprio vero per una serie di ragioni, le
quali sono comprensibili soltanto andando a fondo nella riforma della
Costituzione.
Un piccolo dettaglio che non proprio tutti sono disposti a farlo.
Intanto per poter accelerare l’iter legislativo
dovrebbe essere sufficiente la volontà politica nel fare le leggi, non importa
se c’è una Camera oppure quattro.
Quando c’è la volontà di fare una legge, come
del resto ha dimostrato la maggioranza della legislatura corrente, ma anche nel passato con le famose leggi ad personam, l’iter era veramente breve.
Se si entra nel merito dei vari articoli, si legge che
alcune materie sono anche di competenza del Senato, pertanto non c’è una vera e
propria efficienza. Riconosco solo la volontà del legislatore di voler mettere
dei tempi certi e di attribuire la volontà e il potere legislativo solo alla
Camera dei Deputati.
Potrei riconoscere il “buon senso” di tale modifica, ma
non accetto il presupposto indicato dall'articolo 57, ossia la nomina dei
senatori.
Una cosa che probabilmente sfugge a molti sostenitori del
SI, oppure è proprio voluta da costoro, è che i veri Democratici non posso
accettare la nomina dei senatori. Potremmo veramente avere il rischio
che personaggi, che sono stati eletti a livello regionale, come il Trota piuttosto che la
Minetti, diverrebbero senatori con relativa immunità e un doppio ruolo, dal
quale prenderebbero doppi rimborsi e zero valore aggiunto.
Ho dei seri dubbi che nei prossimi giorni gli italiani si metteranno veramente a leggere gli articoli e riflettano seriamente di quello che vorrebbero imporre dall'alto. Gli indecisi rimangono ancora molti e sono tanti i bigotti che falsificano la realtà con slogan.
