mercoledì, agosto 17, 2016

Vendita di Armi in Europa



Un interessante indicatore che permette di comprendere anche le dinamiche internazionali, è la vendita di armi per ciascun paese. 

Trading Economics riporta che Russia, Germania e Francia sono i primi paesi in Europa per vendita di armi e solo a seguire c’è la Gran Bretagna e la Spagna. L'Italia, invece, con i suoi 570 Milioni USD, segue e si attesta a metà strada. 


Il nostro Paese non rientra tra i principali venditori di armi, e questo probabilmente è anche una delle ragioni per le quali non è coinvolti in prima persona nella “lotta” al terrorismo, piuttosto che in guerre preventive a difendere qualche pace in giro per il mondo. La pressione da parte delle lobby del settore è inferiore e l'interesse per l'Italia non è prioritario.

Tale indice è significativo per capire le strategie di politica estera e di come e quanto sono coinvolti nella lotta al terrorismo e, di conseguenza, a missioni di guerra/pace.


L’indice delle vendita di armi per la Germania, per esempio, presenta un notevole aumento negli ultimi due anni. 



Dato abbastanza simile ad altri paesi europei come Francia. 


Tale andamento può essere difficile ad interpretarlo in quanto la ragioni possono essere diverse e i valori sono condizionati dai dati di effettivo fatturato piuttosto che da ordinativi, i quali solitamente possono prevedere qualche anno prima del realizzato.

Il trend per il nostro Paese è leggermente diverso se non addirittura opposto a quello tedesco e francese; la ragioni possono essere diverse e, senza aver il dettaglio degli acquirenti, sarebbe anche inutile fatte certe supposizioni soprattutto di interventismo militare piuttosto quello di essere a favore di certi conflitti. 


 Altrettanto difficile è anche quello di trovare una correlazione tra la vendita di armi e i rispettivi governi in questi anni. 

Sicuramente tali numeri fanno pensare che la guerra è, e rimarrà, sempre un grande business e soprattutto le lobby delle armi tenderanno a promuovere certi conflitti, anche di natura “pacifista”, piuttosto che promuovere la paura all’interno del paese con lo scopo di aumentare la spesa militare per la sicurezza.