sabato, agosto 15, 2015

domenica, marzo 15, 2015

Job Act, quali veri effetti...


Dal primo marzo entra in vigore il tanto discusso Job Act. Per poter dire che si tratta di una riforma, prima lasciatemi dire che si tratta di un’iniziativa legislativa voluta da una parte politica da almeno una decina di anni, ma che, a differenza del passato, è stata fatta dalla “sinistra” o meglio da quel schieramento che era sempre stato contrario a cambiare, se non addirittura eliminare, i diritti dei lavoratori.

Comunque sia, adesso è legge e l’articolo 18 è stato “asfaltato”. Da marzo è possibile licenziare lavoratori a tempo indeterminato anche senza giusta causa senza il reintegro. Dopo varie lotte all’interno del partito di “maggioranza”, almeno è stato introdotto un indennizzo di 15 mensilità dell’ultima retribuzione che spetterebbero al lavoratore, portando allo scioglimento del contratto. 
L’indennizzo può essere visto come una forma di garanzia per il lavoratore nel caso di licenziamento senza giusta causa, e, confrontato con altri paesi europei, tale indennizzo risulta essere anche sopra la media.

Perché non voglio parlare di riforma? Semplice; perché le riforme sono quelle che portano dei benefici, una crescita, insomma degli effetti positivi. Dal mio punto di vista il Job Act non porterà a nulla, se non al fatto che il Parlamento ha discusso mesi per ridurre dei diritti, quando avrebbe potuto discutere di rilancio dell’economia, di agevolazioni fiscali per la ricerca e sviluppo e soprattutto di modifiche, e non soltanto di agevolazioni temporanee, del cuneo fiscale.

Perché questa opinione critica nei confronti della riforma del lavoro? Semplice anche questo. Le imprese in Italia non fanno investimenti, non perché non possono (sorry non potevano) licenziare, ma perché non circola il denaro. I consumi in Italia sono ridotti, ma soprattutto i costi aziendali per assumere, e nel suo complesso il costo del lavoro, sono ben superiore a quelli degli altri paesi europei. In Italia nel 2014 l’indice, che rappresenta il costo del lavoro, era di 114 e negli anni passati è sempre stato sopra i 110 punti, contro il costo del lavoro in Germania sempre stato inferiore ai 110 punti.
il grafico mostra il costo del lavoro, tra l’Italia e la Germania dal 2009 a gennaio 2015. Dove a sinistra ci sono i valori del costo del costo del lavoro in Italia (segnati dalla linea continua), dove negli ultimi due anni è stato addirittura sopra i 120 punti, segnale che dimostra una forte difficoltà del mercato del lavoro. L’asse di destra, invece, rappresenta i valori della Germania (linea tratteggiata), dove negli ultimi 5 anni circa il costo del lavoro è variato trai 103 e i 110.
Questo cosa vuol dire? Semplice anche questo. In Germania, per esempio, un lavoratore complessivamente costa di meno dell’Italia, in termini di stipendio e contributi assicurativi, quindi alle imprese conviene assumere.


E la libertà di licenziamento? Non c’entra nulla, naturalmente. Basta essere un po’ obiettivi e immaginarsi imprenditori. Assumereste mai in un paese dove il costo del lavoro è superiore, ma in compenso potete licenziarlo (con un indennizzo non indifferente)? Ovviamente no. Le scelte imprenditoriali sono basate anche sui costi aziendali, e perché no, anche dalla serietà, rispetto delle regole, corruzione etc. , ma questo è un discorso a parte.

La legge di Stabilità di dicembre 2014 ha portato ad una riduzione del costo del lavoro, riforma (ebbene questa volta uso questo termine), che porterà dei benefici, proprio perché alle imprese converrà assumere lavoratori a tempo indeterminato, perché costeranno meno di prima e meno paragonati a quei lavoratori assunti con contratto a tempo determinato. Quindi se nei prossimi mesi dovessero esserci dei segnali di “ripresa”, o per meglio dire, se dovessero esserci nuove assunzioni, sarà sicuramente dovuto al beneficio fiscale legato al cosiddetto cuneo fiscale, anziché alla libertà di licenziamento.



sabato, marzo 14, 2015

Reale situazione della Grecia

È passato ormai circa un mese da quando si è insediato il nuovo governo greco e da quando sono iniziate grandi e concrete discussioni politiche e finanziarie a livello europeo in merito alla possibile rinegoziazione o uscita della Grecia dall’unione monetarie, e si sono presentati anche scenari, che fino a qualche mese prima erano considerati trascurabili o comunque non concretizzabili.

In Grecia, come anche negli altri Paesi europei (inclusa l’Italia), è stato sempre fatto quello che l’Europa ha voluto, comunque negli interessi della stessa Unione Europea. La si può chiamare in diversi modi, giornalisticamente è stato attribuito il termine della “politica della trojka” oppure si tratta di un semplice accordo politico dei paesi forte dell’UE e paesi in crisi. Fatto sta che la sottomissione all’Unione Europea è stata subita da tutti i paesi PIIGS, senza alcuna possibilità di evitarla.

Nei “salotti” degli economisti e analisti finanziari, in particolar modo in Germania, si è ormai diffusa una specie di corrente, o semplice opinione, oggettiva e assolutamente non politica nei confronti della Grexit a favore dell’uscita, se non espulsione della Grecia dall’unione monetaria, in quanto la sua uscita non è così devastante per l’economia europea, anzi può portare ad un rafforzamento dell’economia dei rimanenti paesi aventi l’euro.

Tali economisti e analisti finanziari, non necessariamente “vicini” alle banche di Francoforte, considerano non soltanto positivo la Grexit, ma ritengono pure che non abbia nemmeno ripercussioni economiche negative all’economia reale dell’Europa, e soltanto paesi “deboli”, che si trovano in forte difficoltà finanziarie, sono contrari all’uscita della Grecia.

Tale opinione si basa sul fatto che la crisi greca possa avere piccole, se non scarse ripercussioni sui reali investimenti di imprese e banche europee.
L’analisi è subito fatta, senza essere nemmeno grandi economisti. Se si considera soltanto l’economia reale del paese, si può vedere che è basata effettivamente su:
·         domanda dei beni di consumo, che rappresenta del resto il mercato export per i paesi europei; dove la domanda greca la si può ritenere abbastanza scarsa se non addirittura trascurabile, in particolar modo se si esamina la qualità e quantità dei beni che importa;
·         investimenti “in essere” da parte di imprese e banche europee

Questa opinione, seppur asettica, non è del tutto sbagliata; del resto l’economia reale della Grecia è abbastanza irrilevante a livello europeo e al massimo può essere paragonata ad una regione della Germania. Se si considera, per esempio, il PIL della Grecia nel 2013 era di 241 USD mld contro quelle della regione della Baviera che era di circa 480 USD mld. In altre parole la regione tedesca è più ricca e produce di più della stessa Grecia, con una domanda di prodotti manifatturieri e di offerta gran lunga superiore a quella greca.

Nessun paese europeo ne sentirebbe la mancanza, eventualmente gli altri Paesi riuscirebbero a comprare ciò che gli serve con l’euro “forte” contro una dracma, che sarebbe oggetto di forte svalutazione dal mercato e dallo stesso governo, proprio per far “respirare” l’economia del paese.
Inoltre, poche imprese manifatturiere europee sono esposte, se non veramente in modo marginale e, ormai da qualche anno hanno già svalutato le proprie partecipazioni o addirittura chiuso le loro filiali (branch) in Grecia, considerando anche sono ormai diversi anni in cui la Grecia è politicamente instabile, con diversi scontri e rivolte.

Addirittura versione più cinica è quella che la Grexit, possa portare benefici alla Grecia stessa, considerando che con la dracma avrebbe la possibilità di dare una spinta all’economia interna incrementando le esportazioni, che sono invece in diminuzione (2.197 mln eur)


Fonti:

http://www.tradingeconomics.com/

sabato, gennaio 31, 2015

Mattarella Presidente e il patto Nazareno

Allora facciamo un piccolo conticino tipico da secchione.
Il Presidente Mattarella ha preso 665 voti, visti le suddivisioni dei gruppi parlamentari indicati sotto mi sembra, ma potrei anche sbagliarmi che il patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi a resistito alla grande.
I presupposti però sono:

  1. voto segreto, quindi effettivamente non si sa chi e come abbiano votato le singole persone
  2. M5S abbia votato esclusivamente per il "loro" candidato Ferdinando Imposimato
  3. Lega hanno veramente votato scheda bianca o si sono astenuti
  4. PD ha votato compatto per il loro candidato Mattarella
Con questi presupposti, si possono fare due conti semplicissimi ossia sottrarre dai 665 voti ottenuti, quelli che, teoricamente, appartengono al PD ossia 415 quindi ne rimangono fuori 250 voti. 

Da questi 250 voti si possono sottrarre quelli di SEL e NCD (alfaniani), che teoricamente hanno sostenuto il candidato del "Governo" PD che tra Camera e Senato arrivano a circa 100.
Ne rimangono fuori intorno 150 voti, che considerando i pressupposti 2-3 questi 100 voti arrivano da Forza Italia, quindi dal buon Silvio, salvo qualche voto disperso tra Rodotà (probabilmente da M5S e Feltri dalla destra o FI ).

Quindi alla fine, salvo smentite Mattarella è stato votato anche da FI

Senato
PD --> 108
Ap--> 36
Per le autonomia --> 17
Scelta Civica --> 7
FI --> 60
M5S --> 37
Lega --> 15
GAL --> 15

Camera
PD --> 307
Ap--> 34
Scelta Civica --> 25
FI --> 70
M5S --> 92
Lega --> 20
AN --> 9
SEL --> 26



venerdì, gennaio 30, 2015

Calo record per la disoccupazione

Interessante articolo su Il Fatto riguardante i dati sulla disoccupazione in Italia, un netto calo nel mese di Novembre.
Non è tanto il dato che è interessante, anche perchè trattandosi di una media nazionale e di natura statistica lascia un pò il tempo che trova, nel senso che magari ci possono essere state della assunzioni derivanti dal lavoro nero piuttosto che un effetto stagionale.
Comunque supponiamo anche che il dato dell'Istat sia attendibile, sicuramente non è merito del Job Act, legge che avrebbe dovuto e che, comunque, dovrebbe portare a maggior assunzioni.

La cosa più "divertente" riguarda invece l'ennesimo tweet del premier che si prende i meriti e demagogicamente rilancia il messaggio, dove se in un mese sono stati "creati" centomila posti di lavoro perchè non far credere che accadrà anche nei mesi successivi??




Insomma sempre più banale e qualunquista la politica. I media che vanno dietro a questo modello di politica non fanno altro che incrementare la superficialità politica a vantaggio dei pifferai magici.
Disoccupazione dicembre tasso scende

lunedì, gennaio 12, 2015

Esempio di imprenditorialità italiana - 2

Tornando al post Esempio di imprenditorialità italiana gli imprenditori italiani fanno "impresa" solitamente con i soldi in prestito, con una leva finanziaria esagerata come nel caso della BREBEMI, oppure con soldi pubblici, in forma di agevolazioni fiscali oppure di diretto investimento.

Non abbiamo molti casi imprenditoriali, dove sono stati fatti veri investimenti imprenditoriali e dove le aziende private, da sole, abbiano creato posti di lavoro.

la BREBEMI è un esempio di pessima impresa e di pessima iniziativa privata, oltre ad essere anche l'unico caso di project financing, dove lo Stato non ha economicamente partecipato (seppur falso, basta vedere i soci promotori) totalmente fallito.

Gli imprenditori privati non hanno fatto niente di straordinario, visto che si tratta di un'autostrada. Non c'è nulla di particolare innovativo, hanno costruito una strada come si faceva negli anni 50. Dietro a questa iniziativa imprenditoriale non c'è alcuna innovazione e idea originale, ma soprattutto alcun rischio. Il rischio è stato tutto a carico dei contribuenti, dove stanno pagando gli errori di una gestione e di una pianificazione progettuale scandalosa, proprio fatta da incompetenti.




domenica, gennaio 11, 2015

Esempio di imprenditorialità italiana - 1

Un esempio concreto di imprenditorialità italiana è la BREBEMI.
Lo Stato, dato dal fatto che si è costruita un'autostrada, ha dato tutti i permessi possibili e all'interno di progetti/iniziative pubbliche (gov. Berlusconi) di far ripartire il Paese, la priorità di discussione e di approvazione era alta.
Per la prima volta lo Stato non ha tirato fuori nemmeno un centesimo, ovviamente ha investito tempo e denaro pubblico per la discussione nei vari consigli comunali e provinciali, in quanto hanno spianato terreni pubblici e privati .
Comunque a parte questo lo Stato non aveva messo nessun euro, era iniziativa privata e lo stesso investimento era di natura privata.

allora i privati hanno fatto questo grande investimento, ma con leva finanziaria del 79% e capitale proprio del 21%, che, almeno per chi ha studiato le basi di economia, sa che è non molto razionale.
A parte questo, l'azienda super indebitata è partita, e hanno costruito in tempi abbastanza brevi l'autostrada di 62 km.
alla pagina soci e promotori c'è l'elenco dei soci che hanno partecipato a questa iniziativa imprenditoriale , dove comunque alcuni sono "indirettamente" istituzioni pubbliche, che attraverso aziende private hanno investito.
Comunque, a parte i falsi soci privati, l'idea imprenditoriale, assolutamente priva di qualsiasi originalità, aveva un project plan assolutamente sbagliato visto che avevano previsto
Il progetto doveva costare 800 milioni di euro, invece il costo finale è stato 2,439 miliardi di euro, in pratica 3 volte il costo preventivato, e questo vuol dire assoluta incompetenza nel fare il business plan. Se poi si considera che il costo finale del progetto, almeno come riportato da Repubblica, include gli interessi passivi, che sono stati pagati ai soci promotori (come banca Intesa) allora qualche sospetto di conflitto interessi ci può anche stare.

A parte tutto questo il governo Renzi ha elargito 300 milioni di euro e la regione Lombardia altri 60 milioni.
In altre parole, non solo i soci promotori, dove in alcuni casi sono anche istituzioni pubbliche, hanno prestato denaro e preso altri soldi da istituzioni come Cassa depositi e garanzia e Banca europea degli investimenti (sempre pubbliche), ma adesso ne prendono altri dai contribuenti.
Quindi il vero investimento privato, inizialmente pari al 21% era in parte privato e in parte pubblico, ma soprattutto adesso viene ricoperto con i soldi dei contribuenti, in questo modo, se dovesse esserci un utile, i veri investitori privati avranno dividendi, e emolumenti per le cariche ricoperte fino ad oggi.


fonte: Repubblica Brebemi

sabato, gennaio 10, 2015

Balasso, discorso di capodanno 2015

Io non sono Charlie Hebdo - 2

Di seguito alcune vignette di Charlie Hebdo, che non si possono certamente dire che si trattano di normale satira.
Con questo non voglio dire che quello che è successo sia giusto, assolutamente, ma che la vera satira è tutt'altra cosa.
Prendersela e offendendo le religioni, in modo pesante anche quella mussulmana non vedo che sia un modo di fare satira o giornalismo, piuttosto quello di fare notizie e acquisire notorietà grazie a vignette scandalose e offensive.




Io non sono Charlie Hebdo

Una cosa è chiara IO NON SONO CHARLIE Hebdo. 
Non voglio cambiare la foto profilo su facebook o altri social network solo in questi giorni

Non voglio sfruttare politicamente questo evento per farmi vedere come il pacifista di turno

Non voglio dimostrare che la tolleranza e l'integrazione sia la soluzione migliore a tutto

Non voglio dire che l'integrazione è la soluzione migliore, ma il negher sotto casa non lo voglio vedere

Non voglio mentire a me stesso, dimostrando il solito ipocrita buonismo

giovedì, gennaio 08, 2015

German Gov Bunds

Una piccola osservazione sui mercati internazionali, in particolar modo sul mercato dei tassi


come riporta Bloomberg, il rendimento dei titoli di stato tedeschi sono al minimo se non addirittura negativi.
Titoli a scadenza 2 e 5 anni sono in pratica nulli i rendimenti e veramente scarsi quelli a 30 anni. Questo vuol dire che la situazione sui mercati dei tassi/obbligazionari è veramente critica.






Lo scenario dei mercati è più complesso e imprevedibile di quanto uno possa pensare.
In pratica i titoli "migliori" dell'area euro, ossia quelli tedeschi, non hanno rendimenti, e questo fenomeno continua a spostare gli investimenti sui mercati azionari, i quali stanno continuando a salire (almeno quello tedesco), o almeno ad esclusione della prima settimana del 2015.
I problemi che abbiamo davanti sono molteplici, perchè non solo i rendimenti obbligazionari, sui quali sono legati molti fondi, sono praticamente flat, ma anche perchè le reazioni e speculazioni dei mercati non possono essere previste.
I problemi che vedo sono:
  1. la speculazione sui mercati azionari dovrà prima o poi finire
  2. i prezzi dei titoli azionari non rispecchiano i fondamentali, ma si trattano solo di un agglomerati di acquisti alla ricerca di un rendimento
  3. euro ai minimi nei confronti del dollaro con relativo impatto sull'economia reale
  4. deflazione, fenomeno molto trascurato ma che può avere impatti devastanti sull'economia europea in particolar modo sull'Italia
Per adesso l'unica cosa che bisogna fare e aspettare la prossima mossa di Draghi, per vedere cosa vuole fare e come i mercati reagiranno.


mercoledì, gennaio 07, 2015

Stranezze sul Job Act....

Mi è capitato di recente di discutere con un renziano sull'articolo 18 (ancora) ...
e devo dire che sono emerse un pò di cose abbastanza strane o divertenti, dipende dai punti di vista


  1. un governo di "sinistra" l'ha praticamente cancellato, difficile da dire, ma teoricamente lo è 
  2. se l'abolizione fosse stata nel programma del pd, allora si poteva lasciar fare a Berlusconi 15 anni fa
  3. da non confondere il programma del PD, che si è presentato alle elezioni, con quello del governo
  4. la realtà dei fatti non sempre corrisponde a quella raccontata dai media