È assurdo come la sinistra sia in continua lotta con se stessa. Vive in un dilemma interpersonale (se vediamo come se fosse una persona). È sempre alla ricerca dello scontro tra le diverse anime che la compongono.
Dopo il congresso dei Democratici di Sinistra della scorsa primavera, dove c’è stata la spaccatura e la nascita dell’ennesimo partitino (Sinistra Democratica), il partito, sia a livello locale che nazionale, ha continuato a dibattere sugli stessi argomenti, primarie DPEF, welfare state e poltrone nel Partito Democratico. Non ci è voluto molto per capire che la posta in palio, direzione del nuovo e vecchio PD, è alta. Così è scattata la candidatura di Veltroni seguita da altri personaggi carismatici della Margherita. La lotta interna non è finita qui, ma è proseguita con la costituzione delle liste all’interno dei vari candidati alle primarie.
Per esempio a Brescia ci sono due anime-liste che sostengono Veltroni il 14 ottobre. La lista Sinistra per Veltroni e Democratici per Veltroni. Entrambi, comunque in corsa per una qualche poltrona e per aumentare la propria visibilità e potere negoziale all’interno del futuro partito. Due anime in lotta per dire la stessa cosa, perché poi, come accade sempre, la divisione delle poltrone in qualunque posto avviene considerando le quote. La distribuzione dei balocchi avviene per quote, che saranno rosa, rosse, verdi, azzurre. Ognuna quota indica, non tanto il rispetto di particolari forme di espressione politiche, bensì di restrizioni e ricatti.
