domenica, febbraio 17, 2008

I 12 punti del programma PD

Primo: modernizzare l’Italia.
Pensare ad un’Italia moderna significa scegliere come priorità le infrastrutture e la qualità ambientale.
Il Paese ha bisogno di infrastrutture e servizi che oggi sono ostacolati più da incapacità di decisione che da carenza di risorse finanziarie.

Noi riformeremo la normativa di valutazione ambientale delle opere, con l'eliminazione dei tre passaggi attuali e la concentrazione in un’unica procedura di autorizzazione, da concludere in tre mesi. La priorità va data agli impianti per produrre energia pulita, ai rigassificatori indispensabili per liberalizzare e diversificare l'approvvigionamento di metano, ai termovalorizzatori e agli altri impianti per il trattamento dei rifiuti, alla manutenzione ordinaria e straordinaria della rete idrica.

L’Alta Velocità è il più grande investimento infrastrutturale in corso nel nostro Paese: va completato e utilizzato appieno. Il completamento della TAV metterà a disposizione del trasporto regionale un aumento del 50 per cento delle tratte ferroviarie. Noi le useremo per ridurre il traffico attorno alle grandi città e per dare ai pendolari un servizio finalmente decente.

Secondo: crescita del Mezzogiorno, crescita dell’Italia.
La priorità in materia è quella di portare entro il 2013 la rete delle infrastrutture, a cominciare dal sistema dei trasporti – strade, ferrovie, porti, aeroporti e autostrade del mare – su un livello quantitativo e qualitativo confrontabile con l’Europa sviluppata. E lo stesso vale per servizi essenziali come quelli idrici e ambientali.

La Sicilia ha bisogno di una rete infrastrutturale che le consenta di diventare davvero, con le altre regioni del nostro Mezzogiorno, la naturale piattaforma logistica per gli scambi di servizi, di beni, di persone, di culture in un’area cruciale del mondo.

Terzo: controllo della spesa pubblica.
Proprio l’esperienza di questi due anni ci consente di dire credibilmente ai cittadini italiani che nella prossima legislatura, il banco di prova decisivo per il Governo del Partito Democratico è quello di riqualificare e ridurre la spesa pubblica. Senza ridurre, anzi facendo gradualmente crescere in rapporto al PIL, la spesa sociale aumentandone la produttività e rendendola finalmente quel fattore di sviluppo e di uguaglianza che oggi ancora non è.

Mezzo punto di PIL di spesa corrente primaria in meno nel primo anno, un punto nel secondo e un punto nel terzo: il conseguimento di questo risultato è condizione irrinunciabile per onorare l'altro impegno che assumiamo con i contribuenti italiani, famiglie e imprese: restituire loro, con riduzioni di aliquota e detrazioni, ogni Euro di gettito aggiuntivo, derivante dalla lotta all'evasione fiscale. Obbiettivo del Partito Democratico è quello di semplificare il nostro barocco sistema amministrativo, ridurre le sovrapposizioni fra uffici, livelli istituzionali, organismi ed enti pubblici, accorpare in un’unica sede provinciale tutti gli uffici periferici dello Stato.

Cominceremo da subito abolendo le Province nei grandi Comuni metropolitani, ai quali andranno dati poteri reali in settori importanti come la mobilità. Utilizzeremo in modo produttivo il grande patrimonio demaniale, con l’accordo di Stato e Comuni, in modo da abbattere contestualmente di qualche punto il debito pubblico, che potrà così scendere più rapidamente al di sotto della soglia del 100 per cento sul PIL. Libereremo così risorse per almeno un punto di PIL all’anno.

Quarto: Pagare meno, pagare tutti.
Oggi è possibile ridurre davvero le tasse ai contribuenti leali, che sono tanti, lavoratori dipendenti e autonomi, e che pagano davvero troppo. Il risanamento della finanza pubblica realizzato negli ultimi due anni, combinato con questo credibile e concreto programma di riduzione e riqualificazione della spesa e con la prosecuzione della lotta all’evasione, permette per il futuro, anche per quello immediato, di programmare una riduzione del carico fiscale.

Un obiettivo che si traduce, subito, in un incremento della detrazione IRPEF a favore dei lavoratori dipendenti. E dunque in un aumento di salari e stipendi.

Quinto: investire sul lavoro delle donne.
Il modello sociale italiano è oggi afflitto da tre gravi patologie: bassi tassi di occupazione femminile, bassa natalità e alti tassi di povertà minorile. Per questo noi vogliamo trasformare l’enorme capitale umano femminile inattivo in un “asso” da giocare nella partita dello sviluppo, della competitività, del benessere sociale.

Vogliamo rovesciare il circolo vizioso in un circolo virtuoso. Più donne occupate significa infatti più crescita, più nascite (come dimostra l’esperienza degli altri paesi europei), famiglie più sicure economicamente e più dinamiche e meno minori in povertà.

Sesto: aumentare il numero di case in affitto.
La scarsa disponibilità di case in affitto blocca la mobilità, specie dei giovani e delle giovani coppie. Il terzo delle famiglie che non possiede abitazioni è esposto al rischio di aumenti dei costi degli affitti e alle difficoltà di poter acquistare una casa senza venderne un'altra.

Tra le misure che proporremo per aumentare l’offerta di case in affitto, un grande progetto di social housing realizzato da fondi immobiliari di tipo etico a controllo pubblico, con ruolo centrale della Cassa Depositi e Prestiti, che può mobilitare risorse per 50 miliardi di euro, senza intervento di spesa pubblica, per la costruzione e gestione di 700 mila unità abitative da mettere sul mercato a canoni compresi fra i 300 e i 500 euro.

E una coraggiosa riforma del regime fiscale degli affitti: tassare il reddito da affitto ad aliquota fissa, ferma restando l’opzione per la condizione di miglior favore; e consentire la detraibilità di una quota fissa dell’affitto pagato fino a 250 euro mensili.

Settimo: incremento demografico.
Grande obiettivo programmatico del Partito Democratico è quello di invertire l’attuale trend demografico, aiutando in modo significativo le famiglie con figli, mediante l’istituzione della Dote fiscale per il figlio, proposta dalla Conferenza governativa di Firenze sulla famiglia.

La Dote sostituisce gli attuali Assegni per il nucleo familiare e le detrazioni Irpef per figli a carico, assicura trattamenti significativamente superiori a quelli attuali, si rivolge anche ai lavoratori autonomi.
L'asilo nido deve diventare un servizio universale, disponibile per chiunque ne abbia bisogno. Il nostro obiettivo, in collaborazione con le Regioni e gli enti locali, è quello di raddoppiare il numero dei posti entro cinque anni, in modo da assicurare il servizio ad almeno il 20 per cento dei bambini da 0 a 3 anni.
E’ anche con questi strumenti che si sostiene la famiglia, che la si aiuta a svolgere la sua importante funzione sociale.

Dobbiamo fare della nostra una società a misura di bambino, riservando all’infanzia i tempi e gli spazi di cui ha bisogno.

Ottavo: Scuola, Università e Ricerca.
Abbiamo bisogno di “campus” scolastici e universitari. Abbiamo bisogno che per i ragazzi i luoghi di formazione non siano come una fabbrica o un ufficio, ma dei centri di vita e di formazione permanente.
Cento “campus”, universitari e scolastici, dovranno essere pronti per il 2010. Questi saranno a tutti gli effetti delle centrali di sapere per le comunità locali, dei luoghi di formazione e di “internazionalizzazione” per i nostri ragazzi.

Tutti gli studenti delle scuole italiane saranno periodicamente sottoposti a test oggettivi, che serviranno alle famiglie per valutare la qualità dell’apprendimento dei ragazzi e della scuola che frequentano.
Importante sarà l’investimento destinato alla professionalità dei docenti. Ciò significa ad esempio prevedere per gli insegnanti periodi sabbatici di aggiornamento intensivo, così come avviene per i professori universitari.

Quanto alla ricerca, dobbiamo spingere le imprese a investire più risorse, concentrando solo sugli investimenti in ricerca e sviluppo i contributi a fondo perduto.

Nono: lotta alla precarietà, miglior qualità del lavoro e più sicurezza, un diritto fondamentale della persona umana.
In questo senso si tratta di difendere e promuovere standard minimi di civiltà. Ma anche di far avanzare un’idea alta della competizione e della produttività.

Per questo bisogna creare un'unica Agenzia Nazionale per la sicurezza sul lavoro, grazie alla quale potrà essere realizzato un sistema di forti premi per le imprese che investono in sicurezza, agendo sul livello della contribuzione; bisogna, inoltre, avviare la sperimentazione di un compenso minimo legale, concertato tra le parti sociali e il governo, per i collaboratori economicamente dipendenti, con l'obiettivo di raggiungere 1.000 euro mensili.

Troppi giovani sono ora “intrappolati” troppo a lungo, spesso per anni, in rapporti di lavoro precari.
Noi contrasteremo questa situazione, facendo costare di più i lavori atipici e favorendo un percorso graduale verso il lavoro stabile e garantito. Un percorso che preveda un allungamento del periodo di prova e una incentivazione e modulazione del contratto di apprendistato come strumento principale di formazione e di ingresso dei giovani nel lavoro.

Decimo: garantire la Sicurezza.
Far sentire sicuri i cittadini, aumentando la presenza di agenti per strada e anche utilizzando nuove tecnologie è uno dei principali obiettivi programmatici del Partito Democratico.

Per questo, trasferiremo ai comuni funzioni amministrative e vareremo un piano di mobilità interna alla Pubblica Amministrazione di personale civile oggi sottoutilizzato, per impiegarlo nelle attività amministrative di supporto alle attività di polizia. La sicurezza dipende anche dalla certezza della pena. Troppo frequenti sono i casi di condannati per reati di particolare allarme sociale che vengono ammessi a rilevanti benefici di legge senza avere mai scontato un giorno di carcere.

Il “pacchetto sicurezza” approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 ottobre scorso aveva ampliato il numero dei reati particolarmente odiosi, fra questi la rapina, il furto in appartamento, lo scippo, l’incendio boschivo e la violenza sessuale aggravata. E in tutti questi casi prevedeva l’obbligo della custodia cautelare in carcere, il giudizio immediato, l’applicazione d’ufficio della custodia cautelare in carcere già con la sentenza di primo grado e l’immediata esecuzione della sentenza di condanna definitiva senza meccanismi di sospensioni. Su questa linea noi proseguiremo.

Undicesimo: giustizia e legalità
Di innovazione ha bisogno un’altra sfera decisiva nella vita di un Paese e di ogni suo cittadino: quella della giustizia, della legalità. Il Partito Democratico, sia attraverso il codice etico, sia attraverso norme statutarie relative ai comportamenti di suoi iscritti eletti nelle istituzioni, stabilisce indicazioni rigorose in particolare sulla qualità delle nomine di cui i suoi rappresentanti dispongono.

Proporremo, inoltre, norme innovative per la trasparenza delle nomine di competenza della politica. Per ognuna di esse, dovranno essere predeterminati e resi pubblici criteri di scelta fondati sulle competenze; attivate procedure di sollecitazione pubblica delle candidature; infine, pubblicato lo stato e gli esiti delle procedure di selezione. Noi proporremo anche di introdurre nel nostro ordinamento il principio della non candidabilità al Parlamento dei cittadini condannati per reati gravissimi come quelli connessi alla mafia e alla camorra, alle varie forme di criminalità organizzata, o per corruzione o concussione. Il nostro undicesimo grande obiettivo programmatico comprende anche il motivo principale dell’emergenza giustizia: i tempi del processo, sia penale che civile.

Noi porteremo a compimento le riforme avviate negli scorsi anni, come la razionalizzazione e l’accelerazione del processo civile e di quello penale. Ma adotteremo anche provvedimenti amministrativi che possono essere presi immediatamente, per accrescere l’efficienza del sistema giudiziario italiano.
C’è poi il nodo delle intercettazioni telefoniche, informatiche e telematiche. E’ uno strumento essenziale al fine di contrastare la criminalità organizzata e assicurare alla giustizia chi compie i delitti di maggiore allarme sociale, quali la pedofilia e la corruzione. Si tratta di conciliare queste finalità con i diritti fondamentali, come quello all’informazione e quelli alla riservatezza e alla tutela della persona.

Dodicesimo: banda larga in tutti Italia e TV di qualità.
L’effettiva possibilità di accesso alla rete a banda larga deve diventare un diritto riconosciuto a tutti i cittadini e a tutte le imprese, su tutto il territorio nazionale, esattamente come avviene per il servizio idrico o per l’energia elettrica. Noi realizzeremo, a partire dalle grandi città, reti senza fili a banda larga per creare un ambiente disponibile alla gestione di nuovi servizi collettivi.

Più libertà significa superamento del duopolio, oggi reso possibile dall'aumento di canali garantito dalla TV digitale. Per andare oltre il duopolio occorre correggere gli eccessi di concentrazione delle risorse economiche, accrescendo così il grado di pluralismo e di libertà del sistema. La libertà di informazione è un cardine della democrazia, come ci ha insegnato un grande giornalista, che resta nel cuore di tutti gli italiani, Enzo Biagi.

Più concorrenza significa ricondurre il regime di assegnazione delle frequenze ai principi della normativa europea e della giurisprudenza della Corte costituzionale. Più qualità: noi proponiamo di istituire un fondo, finanziato da una aliquota sui ricavi pubblicitari, che finanzi le produzioni di qualità. Dire qualità e dire Italia è la stessa cosa. Più autonomia della televisione dalla politica significa, subito, nuove regole per il governo della RAI. La nostra idea è quella di una Fondazione titolare delle azioni, che nomina un amministratore unico del servizio pubblico responsabile della gestione.


wwww.partitodemocratico.it

Caos delle Libertà

Devo riconoscere che nel centro destra c’è un caos peggiore di quello che c’è stato nel centro sinistra nella scorsa campagna elettorale. Berlusconi ha dimostrato di aver paura nella sfida con Veltroni e l’ho notato sia nella trasmissione Porta a Porta sia nel gestire la nuova entità, PdL.
Nella trasmissione di Vespa il Silvio nazionale non è stato come quello di una volta, ossia aggressivo e sicuro di sé, mi è sembrato molto stanco, del resto ha 70 anni, e ripetitivo, ha continuato a toccare i soliti argomenti legati alla all’Unione. In pratica ha continuato a sparare sulla croce rossa. Per quanto riguarda, invece, la nuova entità, PdL, bisogna dire che non si tratta di un nuovo partito, come è il Partito Democratico, bensì una delle tante formazioni politiche, dette liste, che si presentano alle elezioni. Si tratta di un accorpamento di due partiti e Berlusconi avrebbe voluto anche Casini e chissà quale sarà stata l’offerta economica verso a Fini e verso a Casini.
Con questa legge elettorale Casini può fare l’ago della bilancia e secondo la tradizioni democristiana l’UDC vuole fare il partito ricattatore sia nei confronti del PD sia verso PDL, facendosi allo stesso tempo adulare sia da destra che da sinistra.
In tutto questo Silvio non ne sta uscendo molto bene, in base ai sondaggi dovrebbe prendere oltre il 40%, ma bisogna dire che, con quello che è successo, dovrebbe avere un vantaggio ben superiore.
Per quanto riguarda ancora la lista PDL, qualche mese fa, dopo la manifestazione in Piazza San Babila, Fini era contrario e aveva dimostrato la sua avversione alla nuova entità in più occasioni a differenza della “Destra” di Storace che aveva manifestato il proprio interesse. A qualche mese di distanza è avvenuto esattamente il contrario e la cosa peggiore è che in AN non c’è stato nessun congresso e nemmeno un coinvolgimento della base. Sabato scorso Fini alla Direzione Nazionale del partito ha detto che ci sarà un congresso che sancirà l’annessione al nuovo partito, non l’ha chiamata lista. Una cosa che però gli è sfuggito, oltre alle dichiarazione dello scorso autunno, è che prima si fa il congresso e con il consenso dei tesserati si prende una decisione.
Staremo a vedere, altri colpi di scena nella ex CdL.

martedì, febbraio 05, 2008

Fallimento prodiano.

È fallito anche il tentativo del presidente del Senato Marini. Avrebbe potuto mettere in piedi un governo provvisorio per fare almeno la riforma elettorale, invece.. fumata nera.
Non ci sono molte alternative, e il presidente Napolitano, a mio parere, ha il dovere istituzionale di sciogliere le camere e di far votare la prossima primavera, e saranno ricordate come le elezioni della disfatta del centrosinistra, del resto era segnato nel destino dell’Unione e di Prodi.
Non è fallito soltanto il tentativo di un altro governo di centrosinistra, ma è fallito anche il progetto del centrosinistra, il secondo tentativo di Prodi nel fare un governo con comunisti e democristiani. Il progetto di Prodi non poteva funzionare, e non solo a causa della legge elettorale che favoriva soltanto la logica partitica, ma anche per il fatto che c’erano troppe differenze nei vari partiti e troppe teste calde; non potevano convivere così tante culture diverse. Quando parlo di culture diverse mi riferisco a Rifondazione e Margherita piuttosto che ai DS, non sicuramente ai partiti unipersonali di Mastella, Di Pietro e Dini; in questi casi siamo di fronte a interessi circoscritti e logiche di potere. Tipica forma di politica che allontana la gente e che porta al disprezzo della classe politica.
Al posto di Prodi mi sentirei molto rammaricato, attapirato. È riuscito ad andare al governo nel 1996, per la prima volta, con una forza politica di stampo comunista e nel 2006 il suo tentativo riuscì nuovamente, ma come dieci anni prima non durò molto. La prima volta venne pugnalato da Bertinotti, ora da Mastella. Due uomini, due figure completamente diverse; mentre Bertinotti, che è stato messo saggiamente alla presidenza della Camera così non arrecava alcun disturbo al governo, proviene da un percorso politico completo e orientato alla tutela dei diritti dei lavoratori, Mastella proviene dalla frange più corrotta e mafiosa della DC, ha sempre seguito la politica del denaro e del potere, e non stupisce se fra qualche settimana ritornerà da Berlusconi.
Il progetto dell’Unione non potrà essere più presentato, non è più credibile e la scelta dei singoli partiti del centrosinistra dovrà essere orientata alla scelta meno peggiore, meno lesionista, ossia andare da soli. Veltroni, nei giorni scorsi si è pronunciato a tal modo e, considerando che le perderanno, la perdita sarà compensata da un buon risultato del Partito Democratico.
Bisognerà attendere la decisione del capo dello stato di questi giorni per capire meglio quali saranno le strategie dei partiti e quali sono stati veramente le strategie nascoste dei singoli partiti negli ultimi mesi, ossia se Mastella e Dini hanno incassato degli assegni sostanziosi da Berlusconi, come Di Gregorio, oppure avevano veramente problemi a convivere in quella coalizione.

venerdì, febbraio 01, 2008

Tentativo disperato di Marini

L’ultima chance per il centro sinistra consiste nella “creazione” di un governo provvisorio, ma soprattutto di un governo che sappia dare vitalità alla coalizione e ai singoli partiti che ne fanno parte. Non ci sono tante speranze, ma l’Unione, non più unita, vuole un ultimo tentativo ed è riuscita ad ottenerlo dal suo presidente della repubblica.
Si tratterebbe comunque di un tentativo disperato, con poche possibilità di realizzazione. Infatti se si considerano i numeri al senato nemmeno Marini può far miracoli. Al senato non ci sono assolutamente i numeri nemmeno per un governo di un giorno; la maggioranza non c’era e non ci sarà nemmeno nei prossimi giorni quando si recherà per la fiducia con un programma tutto da rivedere o da inventare per conquistare qualche votarello.
Personalmente non riconosco nemmeno nel presidente del senato le capacità di leadership e organizzative per costituire un governo. Si tratta di un democristiano- sindacalizzato incallito che ha fatto enormemente fatica ad essere votato al Senato, figuriamoci al governo.
Considero anche che la nomina da parte del presidente Napoletano, seppur nel pieno rispetto della Costituzione, sia un atto politicamente impopolare e ingiusto. Di fatto mancano i numeri, quindi perché continuare su questa strada, a farsi del male; tale azione rende più esplicito il fatto che la politica viene a tavolino dai politici stessi. L’ideale sarebbe stato sciogliere il Parlamento e andare subito alle urne, magari, tecnicamente impossibile, fare un election day con il referendum sulla legge elettorale.
Bisogna considerare anche che con un governo “tecnico” ritorniamo alla menzogna e al mancato riconoscimento del esito elettorale, in quanto il paese si ritrova con un personaggio della vecchia classe politica non votato né attraverso le primarie dell’Unione né alle lezioni politiche. Con questa forzatura si crea una maggior sfiducia verso la politica e verso l’iniziativa “originale” delle primarie tanto amate e volute dal PD.