È assurdo come la sinistra sia in continua lotta con se stessa. Vive in un dilemma interpersonale (se vediamo come se fosse una persona). È sempre alla ricerca dello scontro tra le diverse anime che la compongono.
Dopo il congresso dei Democratici di Sinistra della scorsa primavera, dove c’è stata la spaccatura e la nascita dell’ennesimo partitino (Sinistra Democratica), il partito, sia a livello locale che nazionale, ha continuato a dibattere sugli stessi argomenti, primarie DPEF, welfare state e poltrone nel Partito Democratico. Non ci è voluto molto per capire che la posta in palio, direzione del nuovo e vecchio PD, è alta. Così è scattata la candidatura di Veltroni seguita da altri personaggi carismatici della Margherita. La lotta interna non è finita qui, ma è proseguita con la costituzione delle liste all’interno dei vari candidati alle primarie.
Per esempio a Brescia ci sono due anime-liste che sostengono Veltroni il 14 ottobre. La lista Sinistra per Veltroni e Democratici per Veltroni. Entrambi, comunque in corsa per una qualche poltrona e per aumentare la propria visibilità e potere negoziale all’interno del futuro partito. Due anime in lotta per dire la stessa cosa, perché poi, come accade sempre, la divisione delle poltrone in qualunque posto avviene considerando le quote. La distribuzione dei balocchi avviene per quote, che saranno rosa, rosse, verdi, azzurre. Ognuna quota indica, non tanto il rispetto di particolari forme di espressione politiche, bensì di restrizioni e ricatti.
sabato, settembre 15, 2007
mercoledì, settembre 05, 2007
lunedì, agosto 06, 2007
Il caso Mele
Da qualche giorno a questa parte si discute del deputato Mele, eletto nella schiera del UDC, per la sua avventura in albergo con due prostitute e cocaina. È indagato per possesso e spaccio di droga e per ultimo anche per mancato soccorso alla prostituta che è stata male a causa della cocaina, che è stato proprio il deputato a portarla nella stanza dell’albergo.
Non si discute del fatto che un esponente democristiano, membro del primo partito moralista in Italia, si diverta quando è in trasferta a Roma; non si discute nemmeno che magari questo deputato alla Camera abbia sempre votato contro le case chiuse, contro la legalizzazione delle droghe leggere e contro i DICO.
Non si discute che nel Parlamento, dopo il servizio delle IENE, dello scorso anno, gira parecchia droga e nemmeno che magari l’albergo era a carico dello Stato, dato che era in “trasferta” per lavoro il povero onorevole Mele.
Non si discute nemmeno che lui, come l’UDC, politicamente sia stato sempre a favore delle radici cristiane e a sostegno della famiglia, forse a casa sua ha una versione del Vangelo che dice di andare tranquillamente con prostitute e tirare di coca.
Sarà che di balle questi parlamentari raccontano parecchio e che, con il culo seduto sulla poltrona, impongono dogmi che nemmeno loro condividono.
Non si discute del fatto che un esponente democristiano, membro del primo partito moralista in Italia, si diverta quando è in trasferta a Roma; non si discute nemmeno che magari questo deputato alla Camera abbia sempre votato contro le case chiuse, contro la legalizzazione delle droghe leggere e contro i DICO.
Non si discute che nel Parlamento, dopo il servizio delle IENE, dello scorso anno, gira parecchia droga e nemmeno che magari l’albergo era a carico dello Stato, dato che era in “trasferta” per lavoro il povero onorevole Mele.
Non si discute nemmeno che lui, come l’UDC, politicamente sia stato sempre a favore delle radici cristiane e a sostegno della famiglia, forse a casa sua ha una versione del Vangelo che dice di andare tranquillamente con prostitute e tirare di coca.
Sarà che di balle questi parlamentari raccontano parecchio e che, con il culo seduto sulla poltrona, impongono dogmi che nemmeno loro condividono.
martedì, luglio 03, 2007
Discorso Walter Veltroni
Riporto un estratto del discorso di Walter Veltroni in occasione della candidatura a leader del Partito Democratico.
Fare un'Italia nuova. E' questa la ragione, la missione, il senso del Partito democratico. Riunire l'Italia, farla sentire di nuovo una grande nazione, cosciente e orgogliosa di sé. Unire gli italiani, unire ciò che oggi viene contrapposto: Nord e Sud, giovani e anziani, operai e lavoratori autonomi. Ridare speranza ai nuovi italiani, ai ragazzi di questo Paese convinti, per la prima volta dal dopoguerra, che il futuro faccia paura, che il loro destino sia l'insicurezza sociale e personale. Per questo nasce il Partito democratico. Che si chiamerà così. A indicare un'identità che si definisce con la più grande conquista del Novecento: la coscienza che le comunità umane possono esistere e convivere solo con la libertà individuale e collettiva, con la piena libertà delle idee e la libertà di intraprendere. Con la libertà intrecciata alla giustizia sociale e all'irrinunciabile tensione all'uguaglianza degli individui, che oggi vuol dire garanzia delle stesse opportunità per ognuno. Il Partito democratico, il partito di chi crede che la crescita economica e l'equa ripartizione della ricchezza non siano obiettivi in conflitto, e che senza l'una non vi potrà essere l'altra. Il Partito democratico, il partito dell'innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che paralizzano il nostro Paese. ……
Il Partito democratico, un partito che nasce dalla confluenza di grandi storie politiche, culturali, umane. Che nasce avendo dentro di sé l'eredità di quelle formazioni che hanno restituito la libertà agli italiani, di quelle donne e di quegli uomini che hanno pagato con il carcere e con la propria vita il sogno di dare ad altri la libertà perduta. Quelle formazioni che hanno fatto crescere l'Italia e gli italiani, che hanno portato il nostro Paese a trasformarsi da una comunità sconfitta a una delle nazioni che siedono a pieno titolo al tavolo dei grandi della Terra: quanta strada è stata fatta, da quando Alcide De Gasperi, alla Conferenza di Pace di Parigi, si rivolgeva al mondo che lo ascoltava dicendo: "Tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me". Quelle formazioni che hanno combattuto il terrorismo e l'hanno sconfitto. …….
Il Partito democratico, un partito aperto che si propone, perché vuole e ne ha bisogno, di affascinare quei milioni di italiani che credono nei valori dell'innovazione, del talento, del merito, delle pari opportunità. Quei milioni di italiani che nelle imprese, negli uffici e nelle fabbriche dove lavorano, nelle scuole dove insegnano, sentono di voler fare qualcosa per il loro Paese, per i loro figli. Quei milioni di italiani che si impegnano nel volontariato, che fanno vivere esperienze quotidiane e concrete di solidarietà. Quei milioni di italiani che trovano la politica chiusa, e che se provano ad avvicinarsi ad essa è più facile che si imbattano nella richiesta di aderire ad una corrente o ad un gruppo di potere, piuttosto che a un'idea, ad un progetto. …….
Da persona che ama il suo Paese e pensa che il destino dell'Italia venga davvero prima di ogni altra ragione o considerazione particolare. Guardo il mio Paese e se vedo segni di profondi cambiamenti, vedo anche indizi di un declino possibile: la precarietà, appunto. E poi l'invecchiamento della popolazione, la scarsa istruzione, la debolezza della ricerca, l'inefficienza di molti servizi collettivi, un sistema fiscale in cui convivono sacche di evasione ed una pressione troppo alta. Vedo la tendenza all'illegalità diffusa, a rifugiarsi in difese corporative o in settori di rendita, a difendere con le unghie e con i denti grandi e piccoli privilegi, a evitare ogni possibile apertura alla concorrenza. ……
Il Partito democratico dovrà saper corrispondere alle nuove domande. Al bisogno di libertà e di fluidità sociale di ceti sempre più mobili, coniugando queste esigenze con la ragione della sua stessa esistenza, e cioè la costruzione di una società in cui le capacità di ciascuno possano essere messe alla prova indipendentemente dalle condizioni di partenza. Di una società che "si prenda carico", che non sia cinica o egoista, che si ponga il problema che l'Istat ci ha appena detto essere intatto: la distanza tra chi sta molto bene e chi sta molto male, in Italia, non accenna a diminuire.
Fare un'Italia nuova. E' questa la ragione, la missione, il senso del Partito democratico. Riunire l'Italia, farla sentire di nuovo una grande nazione, cosciente e orgogliosa di sé. Unire gli italiani, unire ciò che oggi viene contrapposto: Nord e Sud, giovani e anziani, operai e lavoratori autonomi. Ridare speranza ai nuovi italiani, ai ragazzi di questo Paese convinti, per la prima volta dal dopoguerra, che il futuro faccia paura, che il loro destino sia l'insicurezza sociale e personale. Per questo nasce il Partito democratico. Che si chiamerà così. A indicare un'identità che si definisce con la più grande conquista del Novecento: la coscienza che le comunità umane possono esistere e convivere solo con la libertà individuale e collettiva, con la piena libertà delle idee e la libertà di intraprendere. Con la libertà intrecciata alla giustizia sociale e all'irrinunciabile tensione all'uguaglianza degli individui, che oggi vuol dire garanzia delle stesse opportunità per ognuno. Il Partito democratico, il partito di chi crede che la crescita economica e l'equa ripartizione della ricchezza non siano obiettivi in conflitto, e che senza l'una non vi potrà essere l'altra. Il Partito democratico, il partito dell'innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che paralizzano il nostro Paese. ……
Il Partito democratico, un partito che nasce dalla confluenza di grandi storie politiche, culturali, umane. Che nasce avendo dentro di sé l'eredità di quelle formazioni che hanno restituito la libertà agli italiani, di quelle donne e di quegli uomini che hanno pagato con il carcere e con la propria vita il sogno di dare ad altri la libertà perduta. Quelle formazioni che hanno fatto crescere l'Italia e gli italiani, che hanno portato il nostro Paese a trasformarsi da una comunità sconfitta a una delle nazioni che siedono a pieno titolo al tavolo dei grandi della Terra: quanta strada è stata fatta, da quando Alcide De Gasperi, alla Conferenza di Pace di Parigi, si rivolgeva al mondo che lo ascoltava dicendo: "Tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me". Quelle formazioni che hanno combattuto il terrorismo e l'hanno sconfitto. …….
Il Partito democratico, un partito aperto che si propone, perché vuole e ne ha bisogno, di affascinare quei milioni di italiani che credono nei valori dell'innovazione, del talento, del merito, delle pari opportunità. Quei milioni di italiani che nelle imprese, negli uffici e nelle fabbriche dove lavorano, nelle scuole dove insegnano, sentono di voler fare qualcosa per il loro Paese, per i loro figli. Quei milioni di italiani che si impegnano nel volontariato, che fanno vivere esperienze quotidiane e concrete di solidarietà. Quei milioni di italiani che trovano la politica chiusa, e che se provano ad avvicinarsi ad essa è più facile che si imbattano nella richiesta di aderire ad una corrente o ad un gruppo di potere, piuttosto che a un'idea, ad un progetto. …….
Da persona che ama il suo Paese e pensa che il destino dell'Italia venga davvero prima di ogni altra ragione o considerazione particolare. Guardo il mio Paese e se vedo segni di profondi cambiamenti, vedo anche indizi di un declino possibile: la precarietà, appunto. E poi l'invecchiamento della popolazione, la scarsa istruzione, la debolezza della ricerca, l'inefficienza di molti servizi collettivi, un sistema fiscale in cui convivono sacche di evasione ed una pressione troppo alta. Vedo la tendenza all'illegalità diffusa, a rifugiarsi in difese corporative o in settori di rendita, a difendere con le unghie e con i denti grandi e piccoli privilegi, a evitare ogni possibile apertura alla concorrenza. ……
Il Partito democratico dovrà saper corrispondere alle nuove domande. Al bisogno di libertà e di fluidità sociale di ceti sempre più mobili, coniugando queste esigenze con la ragione della sua stessa esistenza, e cioè la costruzione di una società in cui le capacità di ciascuno possano essere messe alla prova indipendentemente dalle condizioni di partenza. Di una società che "si prenda carico", che non sia cinica o egoista, che si ponga il problema che l'Istat ci ha appena detto essere intatto: la distanza tra chi sta molto bene e chi sta molto male, in Italia, non accenna a diminuire.
mercoledì, maggio 30, 2007
Il partito traballante
Il partito democratico sta diventando un gran problema e fonti di enorme preoccupazioni per molti, sia per coloro che l’hanno sostenuto dall’inizio, quindi i sostenitori della mozione Fassino, sia gli altri militanti dei democratici di sinistra. Tutto questo perché molti non sanno cosa fare ora, e nel prossimo autunno; mi riferisco ai membri del correntone, mozione Mussi, che ora con il gruppo politico Sinistra democratica, non sanno se stare in questo nuovo partito, perché del resto è in fase di costituzione come partito e non solo un gruppo parlamentare, di conseguenza sono e dovrebbero restare fuori dai DS. La realtà è un diversa, perché fino a quando si trattano di dirigenti nazionali, parlamentari, allora è possibile che costoro riescano a confermare la loro poltrona, perché del resto si parla di poltrone mica soltanto di ideali, ma quando ci si riferisce a esponenti locali, essi cercheranno di restare nella scialuppa del partito democratico. Difficilmente nelle realtà locali ci sarà un esodo rilevante, credo che veramente poche persone si staccheranno dal partito per sostenere il nuovo progetto di Mussi, la maggioranza del correntone rimarranno a fare il correntone nel PD, quindi opposizione interna al progetto del segretario Fassino.
A Brescia sta capitando proprio questo, sostenitori della mozione Mussi e Angius sono rimasti all’interno dei democratici di sinistra, e dicono che vi rimarranno fino al 14 ottobre e poi decideranno cosa fare, e alcuni di questi hanno avuto anche particolari ruoli nella nuova segreteria e nella direzione provinciale, appena eletta; mi chiedo ma con quale compito, il nuovo gruppo dirigente dei democratici, proprio quello che è uscito dal 4° congresso dei DS, dovrebbe essere coinvolto nella costruzione dei comitati locali del PD e nell’unione con la Margherita bresciana. Personaggi contrari al progetto democratico non faranno altro che ostacolare questo grande progetto; indecisioni, liti e scontri causeranno una disorganizzazione all’interno del partito e non permetteranno di concentrarsi seriamente per le elezioni comunale della prossima primavera.
Sarà tutto da vedere, come il partito DS si muoverà a livello nazionale e al livello provinciale, ma soprattutto se ci sarà un vero cambiamento nelle idee e nelle persone, cosa che invece temo e che il partito democratico sia un miscuglio delle stesse persone privilegiate che rimarranno attaccate alle loro poltrone e ricicleranno le idee.
A Brescia sta capitando proprio questo, sostenitori della mozione Mussi e Angius sono rimasti all’interno dei democratici di sinistra, e dicono che vi rimarranno fino al 14 ottobre e poi decideranno cosa fare, e alcuni di questi hanno avuto anche particolari ruoli nella nuova segreteria e nella direzione provinciale, appena eletta; mi chiedo ma con quale compito, il nuovo gruppo dirigente dei democratici, proprio quello che è uscito dal 4° congresso dei DS, dovrebbe essere coinvolto nella costruzione dei comitati locali del PD e nell’unione con la Margherita bresciana. Personaggi contrari al progetto democratico non faranno altro che ostacolare questo grande progetto; indecisioni, liti e scontri causeranno una disorganizzazione all’interno del partito e non permetteranno di concentrarsi seriamente per le elezioni comunale della prossima primavera.
Sarà tutto da vedere, come il partito DS si muoverà a livello nazionale e al livello provinciale, ma soprattutto se ci sarà un vero cambiamento nelle idee e nelle persone, cosa che invece temo e che il partito democratico sia un miscuglio delle stesse persone privilegiate che rimarranno attaccate alle loro poltrone e ricicleranno le idee.
martedì, maggio 01, 2007
25 Aprile '07 - Cippo Fantasina Oltremella
Vorrei ringraziare l’ANPI per avermi invitato a parlare in una giornata così importante per voi e per il nostro Paese.
Spesso ci si dimentica che se noi, soprattutto noi ragazzi, possiamo parlare liberamente è grazie a qualcuno, qualcuno che ha sacrificato la propria vita per donarci un Paese libero e democratico, e questa conquista ebbe inizio poco più di 62 anni fa, quando
una parte di cittadini italiani si è decisa a combattere il nemico, che lo opprimeva e ha preteso il rispetto della propria vita e della propria dignità.
Come sappiamo non fu una cosa semplice e nemmeno priva di rischi, morirono molti uomini e donne, persone che per dei valori e per degli ideali hanno lottato e noi oggi siamo qui a ricordare proprio quelle persone.
Erano semplici cittadini, uomini e donne di diverso stato sociale, contadini, operai, impiegati, e di diversa provenienza culturale e politica, socialisti, comunisti, liberali e cattolici, tutti uniti contro la dittatura e tutti uniti per la libertà. Fu la prima e grande occasione in cui gli italiani si trovarono uniti come fratelli a combattere una storia che gli aveva tolto la dignità e privato della libertà.
Dagli anziani ai ragazzi, come quelli che ricordiamo questa mattina, combatterono per il nostro Paese, nelle città e nei paesi tra le colline e le montagne bresciane. Non dobbiamo dimenticare.
Oltre a ciò nel 25 aprile si ricordano quei principi e quei valori che l’ANPI cerca di trasmettere da anni e che noi del circolo “ANPI Nuova Resistenza” cercheremo di amplificare e di portare avanti nel tempo.
La libertà sembra una cosa scontata e normale, almeno quando la si ha, ma non è stato così nel passato, non c’era la libertà di parlare, di esprimere le proprie opinioni, di fare quello che si voleva, non c’era uguaglianza tra i popoli, non c’era il rispetto per chi era di religione diversa. Anche questo non dobbiamo dimenticare.
In Italia, e così anche in Europa, c’era una situazione insostenibile, non si poteva andare avanti; migliaia di persone deportate, allontanate dal loro Paese, allontanate dalle loro famiglie e poi magari anche uccise. Raccontare, soprattutto a quei ragazzi che crescono con la televisione e con i videogiochi, si fa fatica, si fa fatica anche ad essere creduti, pensano che sia finzione oppure che non si ripresenterà più questo dramma, ma non è proprio, così dobbiamo stare allerta e fare attenzione a non tornare indietro.
Non dobbiamo nemmeno dimenticare che ancora oggi ci sono nel mondo paesi che stanno vivendo queste situazioni e che hanno bisogno di aiuto e di comprensione.
Ritornando a 62 anni fa, una parte di italiani, fortunatamente una mattina si svegliarono e decisero di combattere l’invasore spinti, come dicevo prima, da piccole cose, da cose immateriali, che non si possono toccare, ma sono straordinariamente grandi e importanti, libertà, democrazia, diritto di cittadinanza, ma prima ancora diritto alla vita.
Non possiamo dimenticare o lasciare che vada dimenticato il 25 aprile, è una giornata che deve rimanere nella coscienza di noi italiani, un caposaldo nella nostra storia e identità come cittadini e come uomini e donne, proprio come il 1 maggio e il 2 giugno. Giornate che hanno segnato la storia del nostro paese e che simboleggiano delle conquiste civili che non possiamo non festeggiare con rispetto e con onore.
Mi domando se oggi saremmo in grado di ripetere quelle geste eroiche fatte dai nostri Partigiani, se saremmo capaci di sacrificare la nostra vita combattendo per dare un futuro alla nostra gente, lottando contro i nostri oppressori. Non lo so, penso che il nostro compito, in quanto cittadini italiani, sia quello di non dimenticare e di non far dimenticare che qualcuno è morto per il nostro Paese.
Grazie a tutti i partigiani italiani.
Carlo Taglietti
Spesso ci si dimentica che se noi, soprattutto noi ragazzi, possiamo parlare liberamente è grazie a qualcuno, qualcuno che ha sacrificato la propria vita per donarci un Paese libero e democratico, e questa conquista ebbe inizio poco più di 62 anni fa, quando
una parte di cittadini italiani si è decisa a combattere il nemico, che lo opprimeva e ha preteso il rispetto della propria vita e della propria dignità.
Come sappiamo non fu una cosa semplice e nemmeno priva di rischi, morirono molti uomini e donne, persone che per dei valori e per degli ideali hanno lottato e noi oggi siamo qui a ricordare proprio quelle persone.
Erano semplici cittadini, uomini e donne di diverso stato sociale, contadini, operai, impiegati, e di diversa provenienza culturale e politica, socialisti, comunisti, liberali e cattolici, tutti uniti contro la dittatura e tutti uniti per la libertà. Fu la prima e grande occasione in cui gli italiani si trovarono uniti come fratelli a combattere una storia che gli aveva tolto la dignità e privato della libertà.
Dagli anziani ai ragazzi, come quelli che ricordiamo questa mattina, combatterono per il nostro Paese, nelle città e nei paesi tra le colline e le montagne bresciane. Non dobbiamo dimenticare.
Oltre a ciò nel 25 aprile si ricordano quei principi e quei valori che l’ANPI cerca di trasmettere da anni e che noi del circolo “ANPI Nuova Resistenza” cercheremo di amplificare e di portare avanti nel tempo.
La libertà sembra una cosa scontata e normale, almeno quando la si ha, ma non è stato così nel passato, non c’era la libertà di parlare, di esprimere le proprie opinioni, di fare quello che si voleva, non c’era uguaglianza tra i popoli, non c’era il rispetto per chi era di religione diversa. Anche questo non dobbiamo dimenticare.
In Italia, e così anche in Europa, c’era una situazione insostenibile, non si poteva andare avanti; migliaia di persone deportate, allontanate dal loro Paese, allontanate dalle loro famiglie e poi magari anche uccise. Raccontare, soprattutto a quei ragazzi che crescono con la televisione e con i videogiochi, si fa fatica, si fa fatica anche ad essere creduti, pensano che sia finzione oppure che non si ripresenterà più questo dramma, ma non è proprio, così dobbiamo stare allerta e fare attenzione a non tornare indietro.
Non dobbiamo nemmeno dimenticare che ancora oggi ci sono nel mondo paesi che stanno vivendo queste situazioni e che hanno bisogno di aiuto e di comprensione.
Ritornando a 62 anni fa, una parte di italiani, fortunatamente una mattina si svegliarono e decisero di combattere l’invasore spinti, come dicevo prima, da piccole cose, da cose immateriali, che non si possono toccare, ma sono straordinariamente grandi e importanti, libertà, democrazia, diritto di cittadinanza, ma prima ancora diritto alla vita.
Non possiamo dimenticare o lasciare che vada dimenticato il 25 aprile, è una giornata che deve rimanere nella coscienza di noi italiani, un caposaldo nella nostra storia e identità come cittadini e come uomini e donne, proprio come il 1 maggio e il 2 giugno. Giornate che hanno segnato la storia del nostro paese e che simboleggiano delle conquiste civili che non possiamo non festeggiare con rispetto e con onore.
Mi domando se oggi saremmo in grado di ripetere quelle geste eroiche fatte dai nostri Partigiani, se saremmo capaci di sacrificare la nostra vita combattendo per dare un futuro alla nostra gente, lottando contro i nostri oppressori. Non lo so, penso che il nostro compito, in quanto cittadini italiani, sia quello di non dimenticare e di non far dimenticare che qualcuno è morto per il nostro Paese.
Grazie a tutti i partigiani italiani.
Carlo Taglietti
Congresso sezione Oltremella - DS
Care amiche e cari amici
Vorrei esprimere la mia felicità nel partecipare a questo congresso, il più importante che abbia partecipato. Un congresso che anticipa quello nazionale che potrà trasformare radicalmente lo scenario politico, mi auguro anche, che sia accompagnato da una riforma della legge elettorale d’ispirazione maggioritaria.
Un congresso che potrà cambiare radicalmente la storia del nostro partito, del centrosinistra, e del nostro Paese. Tutto quanto svolto in modo assolutamente democratico e dopo diversi mesi di discussioni e dibatti.
Oltre a ciò colgo l’occasione per spendere due parole a favore del Partito Democratico in controtendenza di molti giovani compagni, ai quali riconosco i loro timori, ma voglio guardare oltre, voglio credere nel cambiamento indicato dalla mozione Fassino.
Io credo che il Partito Democratico possa rappresentare una vera e grande occasione per avviare un processo di profondo rinnovamento nel centro sinistra e nel nostro stesso partito.
Un rinnovamento essenziale per capire quello che vogliamo fare e che tipo di indirizzo politico vogliamo dare al nostro Paese; se una linea riformatrice moderata oppure estremista, con tutte le conseguenze che ne comporta e mi riferisco ai rapporti con i vari interlocutori che vanno dalle parti sociali ai nostri partner internazionali. Se vogliamo seguire una politica che preferisce obiettare tout court su tutte le questioni di politica interna ed estera oppure una politica che sappia dare delle soluzioni ai problemi della gente, una politica costruttiva e seria. Credo proprio che il Partito Democratico sia lo strumento giusto per tagliare le ali estreme del centrosinistra e, parallelamente, rafforzare il cuore della coalizione.
Concordo, quindi, con quanto è stato detto finora a favore del PD, ma voglio anche sottolineare che questa nuova realtà deve rappresentare una grande e vera occasione per noi ragazzi, perché dietro a questo cambiamento ci deve stare una presa di posizione da parte della nostra generazione e una presa di coscienza delle “vecchie” generazioni proprio perché il futuro è più incerto di quello che si dice. Il Partito Democratico può rappresentare l’occasione giusta per evitare uno scontro generazionale tra coloro che hanno avuto e con coloro che non hanno e non avranno le stesse cose e gli stessi diritti.
Riconosco nella mozione Fassino un grande coraggio, e nel contempo desiderio di adeguamento e innovazione. Non vedo retorica o ipocrisia, vedo nel segretario Fassino un progetto politico ambizioso che potrà innovare la politica del centrosinistra in Italia e in Europa con una nuova casa dei socialisti – riformatori.
Il Paese è cambiato, ma non la classe dirigente per questo credo che nel centrosinistra ci sia di bisogno di una evoluzione dentro e fuori dei partiti. Sicuramente alleanze o fusioni con altri soggetti politici può portare preoccupazione a certi militanti, ma dobbiamo pensare anche che, se vogliamo essere credibili, abbiamo l'obbligo di creare una vera forza di governo e non salottini e giochetti delle segreterie. Con un grande partito nel centrosinistra ci presenteremo agli italiani con una politica e con delle argomentazioni ben definite.
Dobbiamo considerare che l’Italia è un paese prevalentemente moderato e non estremista e che vuole vivere in modo sereno e tranquillo, quindi serve un governo serio che pensa a come si può rendere più vivibile questo Paese.
Dobbiamo andare oltre i vecchi principi e vecchi miti e pensare al futuro; da una politica, dove i partiti rappresentavano classi sociali o categorie professionali ad una politica aperta su più fronti, perché nel primo caso le decisioni venivano prese dalle varie lobby senza coinvolgimento degli interessati, ed è proprio questa una delle ragioni che ha allontanato molti italiani dalla politica; il fatto che partiti e partitini decidano pensando al loro tornaconto. Verso una politica più completa e che lavori per dare delle risposte realistiche agli italiani. Quindi fine a privilegi, gerontocrazia e nepotismo
Credo che il Partito Democratico serve veramente al nostro Paese proprio quanto noi cittadini, noi democratici di sinistra serviamo per cambiare l’Italia.
Vorrei esprimere la mia felicità nel partecipare a questo congresso, il più importante che abbia partecipato. Un congresso che anticipa quello nazionale che potrà trasformare radicalmente lo scenario politico, mi auguro anche, che sia accompagnato da una riforma della legge elettorale d’ispirazione maggioritaria.
Un congresso che potrà cambiare radicalmente la storia del nostro partito, del centrosinistra, e del nostro Paese. Tutto quanto svolto in modo assolutamente democratico e dopo diversi mesi di discussioni e dibatti.
Oltre a ciò colgo l’occasione per spendere due parole a favore del Partito Democratico in controtendenza di molti giovani compagni, ai quali riconosco i loro timori, ma voglio guardare oltre, voglio credere nel cambiamento indicato dalla mozione Fassino.
Io credo che il Partito Democratico possa rappresentare una vera e grande occasione per avviare un processo di profondo rinnovamento nel centro sinistra e nel nostro stesso partito.
Un rinnovamento essenziale per capire quello che vogliamo fare e che tipo di indirizzo politico vogliamo dare al nostro Paese; se una linea riformatrice moderata oppure estremista, con tutte le conseguenze che ne comporta e mi riferisco ai rapporti con i vari interlocutori che vanno dalle parti sociali ai nostri partner internazionali. Se vogliamo seguire una politica che preferisce obiettare tout court su tutte le questioni di politica interna ed estera oppure una politica che sappia dare delle soluzioni ai problemi della gente, una politica costruttiva e seria. Credo proprio che il Partito Democratico sia lo strumento giusto per tagliare le ali estreme del centrosinistra e, parallelamente, rafforzare il cuore della coalizione.
Concordo, quindi, con quanto è stato detto finora a favore del PD, ma voglio anche sottolineare che questa nuova realtà deve rappresentare una grande e vera occasione per noi ragazzi, perché dietro a questo cambiamento ci deve stare una presa di posizione da parte della nostra generazione e una presa di coscienza delle “vecchie” generazioni proprio perché il futuro è più incerto di quello che si dice. Il Partito Democratico può rappresentare l’occasione giusta per evitare uno scontro generazionale tra coloro che hanno avuto e con coloro che non hanno e non avranno le stesse cose e gli stessi diritti.
Riconosco nella mozione Fassino un grande coraggio, e nel contempo desiderio di adeguamento e innovazione. Non vedo retorica o ipocrisia, vedo nel segretario Fassino un progetto politico ambizioso che potrà innovare la politica del centrosinistra in Italia e in Europa con una nuova casa dei socialisti – riformatori.
Il Paese è cambiato, ma non la classe dirigente per questo credo che nel centrosinistra ci sia di bisogno di una evoluzione dentro e fuori dei partiti. Sicuramente alleanze o fusioni con altri soggetti politici può portare preoccupazione a certi militanti, ma dobbiamo pensare anche che, se vogliamo essere credibili, abbiamo l'obbligo di creare una vera forza di governo e non salottini e giochetti delle segreterie. Con un grande partito nel centrosinistra ci presenteremo agli italiani con una politica e con delle argomentazioni ben definite.
Dobbiamo considerare che l’Italia è un paese prevalentemente moderato e non estremista e che vuole vivere in modo sereno e tranquillo, quindi serve un governo serio che pensa a come si può rendere più vivibile questo Paese.
Dobbiamo andare oltre i vecchi principi e vecchi miti e pensare al futuro; da una politica, dove i partiti rappresentavano classi sociali o categorie professionali ad una politica aperta su più fronti, perché nel primo caso le decisioni venivano prese dalle varie lobby senza coinvolgimento degli interessati, ed è proprio questa una delle ragioni che ha allontanato molti italiani dalla politica; il fatto che partiti e partitini decidano pensando al loro tornaconto. Verso una politica più completa e che lavori per dare delle risposte realistiche agli italiani. Quindi fine a privilegi, gerontocrazia e nepotismo
Credo che il Partito Democratico serve veramente al nostro Paese proprio quanto noi cittadini, noi democratici di sinistra serviamo per cambiare l’Italia.
Brescia, 24 marzo '07
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